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Lo spread vola a 344, oltre l’1% il tasso BoT

Una giornata da dimenticare. Il day after non poteva andare peggio: giù la Borsa del 4,89%, su lo spread di 50 centesimi a 344, in un clima sempre più incerto sulla futura composizione della coalizione di governo. Il primo a risentirne è stata l’asta BoT a sei mesi che ha accusato un aumento dei rendimenti di 50 centesimi. Dopo un lunedì nervoso, i dati definitivi del voto hanno spiazzato ulteriormente i mercati, convincendo gli ultimi riluttanti a vendere “Italia”.
Tutto come da copione. La notizia dell’instabilità della politica italiana aveva già fatto il giro del mondo quando ieri mattina hanno aperto i mercati europei: dall’Australia, al Giappone passando per il Canada i commenti non sono stati teneri nei confronti dell’Italia additata come la miccia di un eventuale nuovo contagio pronto a colpire i paesi europei più deboli.
BTp sotto pressione
In questo clima di incertezza, i primi scambi hanno dato subito il polso della situazione: il differenziale BTp-Bund, che lunedì aveva chiuso in leggero rialzo a 293 punti, ha aperto con un aumento di 7 centesimi rompendo la soglia critica di 300. In mezz’ora di scambi sui mercati telematici lo spread ha raggiunto 347 punti e il rendimento del BTp si è portato al 4,92 per cento. Come vasi comunicanti, le tensioni sullo spread sono ricadute sui titoli bancari che in avvio delle contrattazioni non sono riusciti a fare prezzo per le troppe richieste di vendita, con ribassi teorici tra il 5 e il 10 per cento.
A pagarne le conseguenze è stata l’asta dei BoT a sei mesi per quasi 9 miliardi di euro: per collocarli il Tesoro ha dovuto pagare un rendimento dell’1,237%, più alto dello 0,731% della precedente asta di fine gennaio. In calo anche la domanda benché superiore all’ammontare in scadenza, oltre 12,5 miliardi a fronte di poco più di 10 miliardi. «I BoT – dice un operatore – hanno dimostrato di essere uno strumento di mercato monetario in grado di funzionare anche quando le cose vanno molto male, come a fine 2011. Ma il vero scoglio che l’Italia deve superare è l’asta dei BTp». Quello di questa mattina sarà un banco di prova decisivo con il collocamento del nuovo BTp a dieci anni che sul grey market ieri quotava 4,95% contro il 4,90% dell’attuale benchmark: gli operatori si attendono che il titolo possa arrivare a toccare il 5%, in netto rialzo rispetto al 4,2% della precedente asta di fine gennaio.
Il giudizio del rating
Come sempre succede i guai non vengono mai da soli. All’incertezza politica, ora potrebbe aggiungersi la scure delle agenzie di rating. Alcune alla vigilia delle elezioni avevano indicato nella stabilità politica un elemento essenziale: ora per gli operatori l’eventualità di un ritocco del rating è ritenuta possibile. Non è un caso che tutta la curva dei titoli italiani ha avuto un’impennata in media di 50 centesimi: da quelli a 2 anni al 2,412% (1,959%), ai 3 anni al 2,885% (2,421%), fino ai 5 anni 3,634% (3,171%). Del resto, le scadenze dai 5 anni in poi sono quelle che nelle settimane precedenti avevano guadagnato di più e ora sono quelle più bersagliate, mentre quelle superiori ai 3 anni non possono contare sull’ombrello della Bce e del programma Omt.
I tempi di politica e mercati
Quanto durerà questa fase di incertezza è difficile dirlo: le consultazioni del presidente della Repubblica per la formazione del governo non inizieranno prima del 20 marzo. Gli analisti di Barclays prevedono instabilità politica nel breve termine, e avvertono che se l’impasse dovesse prolungarsi, «aumenterebbero le probabilità che l’Italia chieda una linea di credito precauzionale», il salvataggio leggero messo a disposizione dal fondo europeo Esm e dalla Bce.

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