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Lo spread vola a 287, poi recupera Inflazione sotto l’1% ma sale la benzina

La crisi politica minacciata da Berlusconi si è riflessa sui mercati che hanno punito l’Italia con un balzo dello spread col tedesco Bund a 287 punti e un crollo dei titoli Mediaset e Mediolanum del 4% seguito da un meno forte scivolone di tutte le Borse europee. Mentre l’Istat ci dà una notizia a doppio taglio, col calo dell’inflazione su base annua sotto la soglia dell’1% (ma oggi aumenta l’Iva al 22%), l’agenzia Fitch ammonisce l’Italia: «Se continua l’instabilità politica sarà impossibile raggiungere gli obiettivi di bilancio e quindi sarà inevitabile un abbassamento del rating».
L’incremento dell’Iva, secondo il giornale online Quotidiano Energia, farà salire di 1,5 centesimi di euro il prezzo della benzina e di 1,4 cent quello del gasolio. Il costo del gpl alla pompa dovrebbe invece salire di 0,7 cent al litro. Aumenti che si ripercuoteranno a catena sul costo dei trasporti e sul prezzo finale delle merci.
Le parti sociali, anche se in modi diversi, hanno mostrato tutta la loro preoccupazione per la crisi politica. I sindacati si sono riuniti e alla fine hanno partorito un comunicato congiunto nel quale si dicono «pronti alla mobilitazione» mentre il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha evocato il «rischio commissariamento» della troika se non si esce al più presto dall’instabilità. Poi l’annuncio del Cavaliere nel tardo pomeriggio — che congela le dimissioni dei suoi (ma chiedendo le elezioni entro novembre) — ha lasciato la situazione incerta. E anche lo spread, in altalena per tutto il giorno, ne ha risentito, scendendo alla fine a 266 punti.
Il caos politico di questi giorni, avviato dalla richiesta di dimissioni dei deputati del Pdl proprio mentre il premier Enrico Letta si trovava a Wall Street per sostenere il made in Italy, ha impedito ogni attività di governo compreso il blocco dell’aumento dell’Iva dal 21 al 22% che così scatterà da oggi portando l’Italia al vertice europeo delle aliquote più alte. Per fortuna l’inflazione sia generale che del paniere dei prodotti più comuni (il cosiddetto carrello della spesa) ha registrato una flessione congiunturale dello 0,3% quasi tutta per merito del calo dei prezzi energetici, contenendo l’aumento su base annua al più 0,9% (+1% il carrello della spesa), il più basso degli ultimi quattro anni. In questo dato però, come sottolinea Confcommercio, c’è anche un forte profumo di recessione dovuto al calo dei consumi.
In questo clima di schizofrenia politica, sono importanti le considerazioni che i mercati internazionali fanno sull’Italia. In particolare, uno studio degli analisti del Credit Agricole si concentra sul futuro del nostro spread: se si tornerà al voto con il Porcellum, come chiedono Berlusconi e Grillo, il differenziale Btp-Bund salirà a 350-360 punti. Se mercoledì Letta otterrà il via libera per continuare, lo spread dovrebbe tornare ai recenti minimi di circa 250 punti. Il terzo scenario immaginato dagli economisti francesi prevede un range intorno ai 300 punti qualora il governo dovesse «restare in piedi per il disbrigo degli affari correnti». Sono diverse le banche internazionali scettiche sull’ipotesi di elezioni anticipate. Credit Suisse per esempio considera il ricorso al voto «una extrema ratio: riteniamo che lo scenario più probabile sia che Letta trovi sufficiente supporto per garantirsi la maggioranza in Parlamento». Anche gli inglesi di Hsbc, in una nota agli investitori, hanno sostenuto che alla fine Letta riuscirà a ottenere la fiducia in Parlamento e ad andare avanti con un rimpasto di governo, pur rimanendo con una maggioranza fragile — qualora la trovasse — che non può dunque fare escludere il ritorno alle urne. Ma quantomeno ciò non dovrebbe accadere nell’immediato. Insomma gli investitori non temono ancora che la situazione precipiti. È anche per questo che in Borsa non si sono avute quelle che in gergo si chiamano, appunto, «panic selling»: le vendite a qualsiasi prezzo, pur di allontanarsi quanto prima dall’Italia.

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