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Lo spread «vede» quota 300 punti

Il «rischio Italia», a poche settimane dal voto, torna a tener banco sui mercati. Dopo la seduta relativamente tranquilla di martedì, ieri sono tornate forti vendite sui nostri titoli di Stato. Su tutte le scadenze, a partire da quella decennale. Il tasso sul BTp è balzato così 4,579%, in rialzo di 11 punti base rispetto a martedì, tornando a un livello che non si vedeva da un mese e mezzo. Un movimento che, combinato con i forti acquisti sul Bund tedesco (il cui tasso è sceso all’1,63 per cento) ha fatto salire lo spread di ben 14 punti (+2,66%). Il differenziale a fine seduta era a 295. Inevitabile l’effetto domino sui titoli delle banche italiane (-1,57% l’indice di settore) che a loro volta devono fare i conti con gli effetti dello scandalo Mps. Per il listino milanese è stata una seduta molto volatile in cui l’indice Ftse Mib è arrivato a perdere oltre l’1,5% per poi ridurre le perdite nel finale e chiudere in ribasso dello 0,65 per cento.
Non sono stati solo i titoli italiani a soffrire. Ieri anche quelli spagnoli sono stati fortemente venduti. Ma rendimenti e spread sui Bonos sono stati più contenuti. Segno che il «contagio» è partito dal Belpaese. Osservando il grafico giornaliero, si può osservare che l’impennata dello spread c’è stata poco dopo le 13. Poco dopo che l’agenzia Bloomberg ha rilanciato un sondaggio di Tecne per SkyTg24 secondo cui il vantaggio del centro sinistra sul centro destra si sarebbe ulteriormente ridotto attestandosi al 3,7 per cento. Sotto cioè il 4% che viene considerato il margine di errore massimo di queste rilevazioni. «L’aumento dei consensi di Berlusconi è un fattore di incertezza notevole per i mercati – spiega un gestore -. Specie alla luce delle sue posizioni anti-austerity, alla retorica anti-tedesca e alle recenti promesse elettorali (il rimborso dell’Imu ndr.) in netto contrasto con quanto ha fatto il governo Monti». I sondaggi elettorali che fotografano un elettorato diviso alimentano il timore di un pareggio. «Il rischio reale – commenta Angelo Drusiani, di Albertini Syz – è quello dell’ingovernabilità. Che renderebbe inevitabili nuove elezioni come accaduto in Grecia. Mi aspetto nelle prossime settimane forte volatilità sui titoli italiani e temo che, in questo clima, lo spread Bund-BTp possa rivedere facilmente 350-360 punti».
Oltre all’incertezza sul voto in Italia, ieri sui mercati hanno tenuto banco le nuove divisioni tra Francia e Germania. Il motivo del contendere è la quotazione dell’euro che in questi mesi si è notevolmente rafforzato su dollaro e yen per effetto delle svalutazioni competitive di Fed e Boj. Preoccupato degli effetti sulla competitività della fragile economia dell’Eurozona, il presidente francese Hollande l’altro ieri ha invocato un intervento sui cambi. Da Berlino però è arrivata una risposta gelida. Per bocca del portavoce della cancelliera Merkel, Steffen Seibert, secondo cui il cambio «non è un adeguato strumento per migliorare la competitività dell’economia». La palla a questo punto passa alla Bce che domani terrà il suo direttivo (vedi articolo in pagina). Al precedente meeting di gennaio il presidente Draghi aveva detto di non ritenere il rafforzamento della moneta unica un elemento di preoccupazione. Da allora il rally della moneta unica si è ulteriormente consolidato arrivando a toccare un massimo a 1,3696 dollari la scorsa settimana. Salvo poi tornare poco sopra 1,35, livello a cui viaggiava ieri.

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