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Lo spread tra Btp e Bund risale a 313 punti

di Laura Serafini

Il clima di incertezza innescato dallo stallo sulle sorti del debito statunitense e dall'attesa dei dettagli sul piano di salvataggio della Grecia continua ad agitare i mercati e a gonfiare lo spread tra i Bund decennali tedeschi e i titoli di Stato di analoga durata, non soltanto quelli dei paesi periferici della Ue. Una miscela che può diventare incandescente se si innesca in un mercato poco liquido, con bassi volumi e pochi compratori, per via della pausa estiva. Si spiega con questi fattori, ma anche con la coincidenza con una settimana intesa per le aste dei titoli di Stato italiani, un'altra giornata pesante per l'andamento dello spread, il divario tra i Bund decennali tedeschi e i Btp italiani che misura il tasso di rischio dell'Italia e che ieri è risalito attorno a 313 punti, soglia su cui è rimasto per tutto il giorno portando il rendimento sui Btp al 5,76 per cento.

In questo contesto il ministero dell'Economia ha collocato un Btp decennale indicizzato all'inflazione ottenendo un buon successo di domanda: la richiesta, pari a 1,56 miliardi, ha superato di 1,7 volte l'offerta pari a 942 miliardi (la forchetta annunciata era tra 500 milioni e 1 miliardo). Il rendimento ancora una volta si è confermato in salita: il lordo è pari a 4,07% (con un prezzo di 84,1) in aumento di 156 punti base rispetto all'ultima asta di maggio, che aveva garantito un rendimento del 2,51 per cento. Secondo gli operatori l'esito va considerato buono. «La domanda è stata maggiore rispetto alla precedente asta di maggio – spiega Luca Cazzulani deputy head of Fixed income strategy di Unicredit – in quella occasione fu di 2,2 miliardi rispetto a un collocato di 1,5 miliardi, per cui la richiesta è stata pari a 1,5 volte l'offerta. Il rendimento non può che essere allineato con l'andamento del mercato secondario: mercoledì il Btp al 2021 indicizzato aveva chiuso a 3,94 per cento». Gli acquirenti-tipo del Btp indicizzato sono assicurazioni e fondi pensione, ma non si esclude che ieri si siano mosse banche centrali non europee, soprattutto asiatiche, con un'ottica di investimento delle riserve e non certo a sostegno dei debiti sovrani.

La giornata di ieri è stata al contempo anche una vigilia – e dunque si spiega anche con questa aspettativa la pressione sui rendimenti – in attesa delle aste odierne di Btp a 3 anni e 10 e di Cct indicizzati per un importo complessivo di 8,5 miliardi. «Ci aspettiamo una domanda sostenuta anche sulle aste di domani (oggi, ndr) – continua Cazzulani -. Non c'è preoccupazione perchè la liquidità sul mercato è elevata: la prossima settimana andrà in scadenza un Btp da 20 miliardi e si ritiene che buona parte di quei fondi sarà reinvestita in titoli di debito pubblico italiano. Sarà inevitabile un aumento dei rendimenti, in linea con il mercato. Ma per ora non c'è un rischio legato per all'aumento degli oneri sul debito pubblico». Liquidità per altri 10 miliardi arriverà anche dal pagamento delle cedole in programma sempre nei prossimi giorni. Dopo il collocamento di ieri mattina, comunque, lo spread ha cominciato a richiudersi, oscillando tra 306 e 308 punti, dove è rimasto fino al primo pomeriggio. Quando, poco dopo l'apertura di Wall Street all'insegna della flessione, anche le piazze europee hanno accentuato il ribasso, con l'indice Ftse di Milano che è sceso del 3,3% (per poi chiudere a – 2,65 per cento). E così anche lo spread è tornato ad aprirsi a 312 punti base.

La giornata, iniziata comunque non bene (lo spread era arrivato a 300 punti già alle 9), ha avuto una sterzata in negativo quando, a metà mattinata, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfang Schäuble, ha detto all'agenzia Reuters che il fondo di salvataggio europeo Efsf non avrà carta bianca per l'acquisto di bond governativi sul mercato secondario e dovrà intervenire solo in circostanze eccezionali e previa autorizzazione della Bce. In verità questi distinguo erano già previsti dal comunicato diffuso nei giorni scorsi dalla Ue, ma nell'attuale contesto di mercati la dichiarazione è stata come benzina sul fuoco. Attorno alle 10,30 lo spread tra i Bund e i Btp è schizzato a quota 313 punti; il divario con i Bonos decennali spagnoli è tornato sopra quota 340. Ma soprattutto ieri è sceso il rendimento del Bund, passato da 2,7 a 2,65 per cento. Sugli spread ha pesato anche la notizia, pubblicata dall'Ft, che Deutsche Bank ha ridotto dell'88% l'esposizione sui titoli pubblici italiani. Va registrato, infine, il fatto che ieri sono andate deserte le aste di BoT e CTz, per complessivi 1,5 miliardi, riservati alle banche specialiste.

 

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