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Lo spread torna ai minimi di dicembre

di Maximilian Cellino

Spread, e ancora spread. In una giornata di sostanziale tregua sui mercati finanziari, è il differenziale di rendimento fra i titoli italiani e quelli tedeschi a calamitare l'attenzione: le Borse navigano a vista senza per tutto il giorno senza riuscire a prendere una direzione ben precisa, ma i BTp italiani seguono la tendenza dei giorni precedenti e i loro tassi continuano a scendere, riducendo appunto lo scarto con le obbligazioni tedesche. Il barometro della tensione sui decennali del Tesoro segna 375 punti base, dopo essere anche sceso a quota 373: un livello significativo quest'ultimo, almeno per gli amanti dei confronti, perché è lo stesso a cui lo spread era sceso a inizio dicembre subito dopo il varo della manovra del governo Monti.
La differenza però, rispetto ad allora, è sostanziale: l'avvicinamento di dicembre era dovuto anche a un rialzo del rendimento del Bund (che viaggiava oltre il 2% contro l'1,84% di ieri) mentre oggi il merito, se così si può dire, è tutto del decennale italiano, il cui tasso (5,63%) è ai minimi da fine ottobre. L'effetto è ancora più evidente man mano che si accorciano le scadenze: il 5 anni italiano quotava ieri sera il 4,25% (spread 345 punti), vale a dire i valori di fine agosto, e il BTp a 2 anni rendeva il 3,01% (spread 293) dopo essere sceso anche sotto la soglia del 3% per la prima volta da giugno, cioè quando la crisi del debito non era ancora entrata nella sua fase più acuta.
Movimenti di questo genere devono far drizzare le orecchie, perché non fanno altro che confermare le interpretazioni di questi giorni: dietro al recupero dei BTp si cela sì il ritorno della fiducia nei confronti del nostro Paese (e dell'Europa). «Le cose sono migliorate – ha constatato ieri l'amministratore delegato di Generali, Giovanni Perissinotto – e credo che continueranno a migliorare, perché sono state prese dal governo molte misure positive e lo si vede anche a livello internazionale che lo standing dell'Italia risale ogni giorno».
Ma si vedono soprattutto gli effetti dell'inondazione di liquidità effettuata dalla Bce con l'ormai nota asta a 3 anni di fine dicembre. Il conseguente abbassamento dei tassi sul mercato monetario ha scatenato la «caccia ai rendimenti», che ha premiato soprattutto i titoli italiani, a partire dalle scadenze più brevi, e che piano piano sta risalendo la curva. Un «carry trade» che ha permesso a molte banche di prendere a prestito denaro all'1% per reinvestirlo a tassi molto più elevati e che ha costretto altri investitori a una rincorsa alla chiusura delle posizioni «corte» sui BTp.
Fuori dai confini italiani, l'altro vincitore di giornata è l'OaT francese, i cui rendimenti si sono sensibilmente ridotti (2,89% il decennale con spread sul bund poco sopra i 100 punti base) in concomitanza con il successo dell'asta del Tesoro di Parigi (di cui si parla in modo più approfondito nell'articolo in basso). In fondo, pure in questo caso il discorso continua a intrecciarsi con le operazioni sulla liquidità targate Francoforte, perché dietro alla domanda sostenuta nei collocamenti dei titoli di Stato europei (ieri sono andate a segno anche le emissioni spagnole) si nasconde anche la necessità delle banche di incamerare «collaterale» utile per partecipare alla seconda asta a 3 anni della Bce in programma a fine mese.
Sui mercati azionari ieri l'eccitazione è stata invece ben più limitata, anche perché le indicazioni giunte da entrambe le sponde dell'Atlantico sono state contrastanti. A cominciare dall'ormai usuale tira e molla sulla questione del salvataggio della Grecia: l'ottimismo del commissario europeo agli affari economici, Olli Rehn, che si aspetta «un accordo con i creditori privati entro la fine della settimana», si è scontrato con lo scetticismo del presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, secondo il quale i negoziati con Atene sono «ultra difficili» e il contributo del vertice Ue di inizio settimana su tale questione è stato «largamente insufficiente».
Non stupisce quindi come i listini europei, dopo la rincorsa degli ultimi giorni, abbiano ripreso fiato: Milano ha chiuso a +0,07% nonostante il balzo di alcuni titoli del settore bancario (+8% Mps e +5,2% Banco Popolare), Londra a +0,09%, Parigi a +0,27%, Francoforte a +0,59% e Madrid a +0,87%. Per la verità anche Wall Street ha subito la stessa sorte (+0,11% l'S&P 500 e +0,40% il Nasdaq), stretta fra un dato (i sussidi settimanali di disoccupazione in discesa oltre le attese) che fa ben sperare per i dati sul mercato del lavoro in programma oggi e le parole improntate alla cautela sulla situazione economica pronunciate dal presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke. Oltre alle inondazioni di liquidità, il mercato si attende forse qualche segnale più convincente per continuare ad acquistare.

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