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Lo spread torna ai massimi da tre anni Sfiora quota 190 punti, Borsa giù del 2,95%

Prima la lettera di richiamo all’Italia sui conti pubblici, poi le attese sui tempi del voto. Domani la risposta del governo a Bruxelles. Sono diversi i fattori che hanno contribuito a riaccendere la pressione sui titoli di Stato italiani. Ieri il mercato del debito del nostro Paese ha vissuto una giornata particolarmente difficile, complice anche l’allarme lanciato dal Fondo monetario internazionale. Lo spread ha toccato quota 190 punti, facendo crollare i titoli bancari quotati alla Borsa di Milano, maglia nera in Europa.

A dare il primo segnale di quella che sarebbe stata una giornata difficile era stata l’asta di Btp ieri mattina, chiusa con tassi d’interesse in forte rialzo. Il Tesoro ha collocato 2,75 miliardi di euro di buoni a 5 anni con un rendimento lordo dello 0,92%, in crescita di 38 punti base dall’asta precedente, ma ancora più marcata è stata la risalita sul Btp decennale, piazzato per 4 miliardi con un rendimento su di 60 punti base al 2,37%. I rendimenti in rialzo del mercato primario si sono riflessi nel mercato secondario, con la corsa del differenziale di rendimento tra i titoli italiani con quelli tedeschi. Lo spread ha chiuso a 188 punti base contro i 176 punti di venerdì scorso. In un mese è salito di 30 punti e in un anno è praticamente raddoppiato, tornando ai massimi di tre anni fa. Dunque lo spread italiano torna a preoccupare, mentre quello spagnolo viaggia su livelli più bassi, attorno a 120 punti. La tensione sul debito si è ripercossa su Piazza Affari, che ha chiuso in calo del 2,95% e a farne le spese sono stati soprattutto i titoli bancari e assicurativi. «I mercati scontano il timore per elezioni anticipate, che potrebbero portare alla vittoria di partiti anti euro o a governi dalla maggioranza incerta», ha commentato un trader. Politica a parte, c’è anche la questione dello stock del debito pubblico italiano in sé, che nel novembre scorso ha toccato i 2.229 miliardi, pari al 132% del Pil. L’Italia — ha scritto il Fondo monetario internazionale nel paper «Fiscal Policy in the Euro Area» pubblicato ieri — è «una nazione che ha scarso o nullo spazio di intervento fiscale» e la sua «principale sfida è la ricomposizione di cuscinetti di bilancio al fine di perseguire una politica fiscale ancorata in una strategia di medio termine». Analizzando le politiche fiscali dell’area euro, il Fmi ha detto che il fenomeno di un debito elevato non riguarda solo l’Italia. Il debito greco a lungo termine è «insostenibile ed esplosivo», ma anche il debito pubblico dell’area euro è salito: da una media sotto al 60% del Pil agli inizi degli anni 90 a oltre il 90% nel 2015. Il Patto di Stabilità e crescita non ha prevenuto il «deterioramento» dei conti pubblici e va rivisto includendo un sistema di incentivi che preveda benefici chiari per chi lo rispetta e «graduali e proporzionali sanzioni» per chi non lo fa.

Fausta Chiesa

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