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Lo spread torna a sfiorare quota 500

di Mara Monti

L'effetto dell'asta di rifinanziamento del sistema bancario da parte della Bce non allenta la tensione sui titoli decennali: se da una parte il fiume di denaro raccolto dalle banche rassicura sulla capacità del sistema di garantire le scadenze del 2012, dall'altro preoccupa il mercato per la richiesta oltre le previsioni di fondi fatta dalle banche, letta come un segnale di scarsa liquidità in circolazione. Lo segnala lo spread tra BTp e Bund che si è avvicinato di un soffio alla soglia psicologica dei 500 punti base, chiudendo a 499 centesimi contro 491 di mercoledì. Gli operatori avvertono che almeno 50 centesimi sono da ascrivere alla nuova scadenza del BTp, tuttavia il differenziale di 120 centesimi con l'omologo spagnolo resta ancora troppo elevato, a un livello tornato su quelli toccati prima dell'insediamento del governo Monti. Hanno reagito meglio gli spread della Francia a 110 e del Belgio a 220 che ieri hanno ristretto i rispettivi differenziali.
Seduta prefestiva per le Borse europee che si sono trascinate durante una seduta di scarsi volumi, ma in grado di riportare l'indice Ftse Mib sopra quota 15 mila punti (+1,40%), non sufficiente a ridimensionare la perdita che da inizio anno è del 25 per cento. Gli acquisti sono stati favoriti, secondo gli operatori, per esigenze di chiusura dei bilanci dell'esercizio 2011. Positive anche le altre Borse europee che sembrano avere attenuato le paure che circondavano il comparto bancario, ieri tra i settori più rialzisti. Con lo Stoxx Europe 600 in progresso dell'1%, Parigi ha chiuso a +1,36%, Francoforte a +1,05%, Londra a +1,25 per cento. Tra i bancari, Bnp Paribas è salita del 3,4% mettendo a segno in una settimana un guadagno del 9%, Deutsche Bank del 3,2%, Ing del 4,3%, Lloyds del 3,7%, Royal Bank of Scotland del 4 per cento. Tra le italiane svetta Bpm, con un rialzo del 5,08%, Intesa Sanpaolo ha guadagnato il 2,53%, UniCredit l'1,06%, Mps il 3,05 per cento.
A Wall Street, il Dow Jones ha chiuso a +0,51%, S&P 500 e Nasdaq entrambi a +0,83 per cento. In chiaroscuro i dati economici arrivati dagli Usa che mostrano a novembre il Superindice Usa salire dello 0,5%, meglio delle previsioni degli economisti, mentre il Pil del terzo trimestre è stato rivisto al ribasso da +2% a +1,8% su base annuale: i contributi positivi sono venuti dall'andamento dei tassi di interesse e dalle concessioni edilizie, quelli negativi dal settore manifatturiero, ma «sono rientrati i rischi di una contrazione economica e i numeri sembrano anticipare anche una accelerazione del ciclo nel corso dell'inverno», scrive il Conference Board. Segnali positivi che vanno ad aggiungersi al calo di 4mila richieste di sussidio di disoccupazione della scorsa settimana, oltre al balzo della fiducia dei consumatori misurata dall'Università del Michigan dai 64,1 punti di fine ottobre ai 69,9 di fine novembre al punto che gli economisti cominciano a scommettere sulla dissolvenza dei rischi di «double dip».
In attesa dell'asta italiana di titoli di Stato in calendario la prossima settimana, l'ultima dell'anno, da più parti si fa notare come la massiccia iniezione di liquidità nel sistema bancario per 489 miliardi al tasso dell'uno per cento a tre anni, la più elevata da quando l'euro è divenuta la valuta comune, non abbia entusiasmato il mercato. L'interrogativo che si pongono analisti e trader è come questa liquidità verrà utilizzata, perché il quantitative easing all'europea adottato dalla Bce non si è posto alcun obiettivo, né se la liquidità possa essere utilizzata a garanzia del credito alle imprese, oppure per facilitare l'acquisto di titoli di Stato nazionali. È più probabile che sarà impiegata per riacquistare bond bancari emessi dagli stessi istituti a tassi elevati, una strategia che aiuterebbe a migliorare i bilanci degli istituti.

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