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Lo spread torna a salire

Ore 14,22. Il leader greco di estrema sinistra Alexis Tsipras, incaricato di formare (se ce la fa) un nuovo governo nel Paese ellenico, annuncia: «L’accordo con l’Unione europea per salvare la Grecia è nullo». I timori degli ultimi giorni si concretizzano in un istante: dopo che il 66% della popolazione ellenica ha votato partiti, tra estrema destra ed estrema sinistra, che chiedono l’annullamento dei patti con l’Europa, il leader incaricato di formare il Governo l’ha detto chiaro e tondo. La Grecia non vuole rispettare i patti. Non vuole andare avanti con l’austerità. Insomma: la volontà è, in fondo, di uscire dall’euro.
Ovvio che questa dichiarazione, pur scontata, non poteva lasciare i mercati indifferenti. È vero che molto probabilmente Tsipras non riuscirà a formare un governo, per cui le sue dichiarazioni potrebbero restare lettera morta. Ma il mercato le teme. Lo dimostra lo spread tra BTp decennali e Bund tedeschi: se alle 14,22 i titoli italiani rendevano 3,76 punti percentuali più di quelli tedeschi, tre ore dopo il differenziale si era allargato sopra i 3,90 punti base. Alla fine ha chiuso a 391. Questo perché i rendimenti dei BTp italiani sono saliti (segno di vendite) dal 5,41% di lunedì al 5,46% di ieri sera, mentre i tassi d’interesse dei Bund tedeschi decennali sono scesi.
Atene-Roma
Il motivo è ovvio: la Grecia nella migliore delle ipotesi sarà ingovernabile, nella peggiore disattenderà le già insostenibili promesse fatte all’Unione europea. Questo, secondo gli economisti, potrebbe portare la Grecia fuori dall’euro: Citigroup ritiene per esempio che nel 75% dei casi la Grecia abbandonerà l’euro nei prossimi 18 mesi, Royal Bank of Scotland sostiene che i mercati stiano sottovalutando questo rischio, Bank of America ritiene improbabile che Atene riesca a rinegoziare gli accordi.
Il problema è che questo potrebbe colpire altri Paesi. Per vari motivi. Inanzitutto si romperebbe il tabù secondo cui è impossibile uscire dall’euro: questo innesterebbe probabilmente nel mercato l’idea che altri Paesi possano fare lo stesso. Questo potrebbe causare, sin da subito, una fuga di depositi dalle banche dei Paesi più deboli: se la Grecia trasformerà in dracme gli euro depositati nelle sue banche, è ovvio che gli investitori potrebbero decidere di ritirare i depositi dagli istituti spagnoli o italiani temendo che prima o poi si trasformino i pesteas o lire. «Se la Grecia dovesse effettivamente uscire e se partisse una fuga di capitali dai paesi periferici – scrivono gli economisti di Rbs – si arriverebbe vicini alla morte dell’euro».
In realtà i depositi sono già in uscita dai Paesi deboli. Secondo una stima di Ubs, già 65 miliardi sarebbero fuggiti negli ultimi mesi dai conti correnti delle banche spagnole: questo significa che da febbraio 2011 a febbraio 2012 il calo è stato del 5,2%. In Italia il totale depositi resta stabile, anzi in lieve aumento. Ma quello che preoccupa – guardando i dati dell’Abi – è la fuga dei capitali esteri: «A febbraio 2012, per l’ottavo mese consecutivo, è risultato negativo il trend dei depositi dall’estero – si legge nell’ultimo bollettino dell’Abi –. In particolare quelli delle banche italiane sono stati pari a circa 386,5 miliardi di euro, il 16,3% in meno di un anno prima». Insomma: le crepe già si vedono nelle ultime statistiche. Ma il caos greco potrebbe peggiorare la situazione.
Mercati cauti
Eppure, nonostante i rischi, i titoli di Stato italiani sono decisamente più stabili delle Borse ultimamente. Anzi, è da settimane che galleggiano – pur con alti e bassi – intorno agli stessi livelli di rendimento. Anche ieri il tasso dei BTp decennali era in calo fino alle 14,20, per salire – senza clamori – dopo le ultime dichiarazioni arrivate dalla Grecia. I motivi di questa relativa stabilità potrebbero essere vari. Qualcuno pensa che gli investitori restino in pena più per i dati congiunturali, che indicano recessione piena, che per la Grecia: questo penalizzerebbe più la Borsa dei titoli di Stato. Qualcuno invece nota volumi sempre più scarsi sui titoli di Stato, anche perché oggi operano minori investitori esteri.

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