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Lo spread tiene, tasso Btp al 5,62%

di Luca Davi

La maxi-asta da 489 miliardi della Banca centrale europea continua a fare il suo effetto. Anche in una giornata contrassegnata da un flusso di notizie tendenzialmente negative, lo spread tra BTp e Bund cala, seppur di poco. E il merito, ovviamente, è della liquidità immessa dall'Eurotower in occasione del prestito a tre anni dello scorso dicembre, il cosiddetto Ltro.
Ieri il differenziale di rendimento tra titoli di Stato italiani e tedeschi è infatti sceso dai 377 punti dell'apertura a 373 punti base, con il rendimento del decennale sceso al 5,62% dal 5,82% iniziale. A dire il vero non è stata una giornata in cui tutto è filato liscio: in avvio di seduta lo spread ha registrato un balzo fino a 393 punti base, facendo temere uno sfondamento oltre quota 400. Una fiammata che è stata alimentata delle notizie poco incoraggianti del weekend: entro domenica, infatti, il premier greco Lucas Papademos avrebbe dovuto trovare un accordo con i leader dei tre principali partiti sulle misure da prendere nel Paese ellenico e il piano di ristrutturazione sul debito. E invece Papademos ha potuto annunciare solo un'intesa per tagliare la spesa dell'1,5% del Pil nel 2012, mentre le altre richieste della troika sono rimaste senza risposta.
Dopo qualche minuto, tuttavia, lo spread è tornato in linea con l'apertura. In questa fase, secondo alcuni trader, si sarebbero concentrati alcuni acquisti di investitori prevalentemente domestici. Acquisti dalle dimensioni non enormi ma sufficienti a calmierare i rendimenti dei titoli di Stato. «Sulla scia delle incertezze che permangono sulla Grecia, qualcuno ha cercato di prendere beneficio. Ma subito dopo il mercato si è ripreso», spiega un analista obbligazionario. Dopo aver toccato il picco massimo di giornata, il mercato ha insomma trovato un appoggio e «dato che su questo movimento non si sono visti venditori corrispondenti, gli spread sono rientrati tutti molto velocemente», spiega un altro trader.

Non è la prima volta che si assiste a una correzione rispetto al massimo intra-day: la sensazione che permane, segnala un trader, è che «in questo avvio d'anno, il mercato del debito italiano sia in grado di autocorreggersi ogni volta che gli spread si allargano». Il raffreddamento dei rendimenti, insomma, scatta pur in assenza di interventi significativi diretti della Bce: lo stesso istituto di Francoforte la scorsa settimana ha reso noto l'acquisto di titoli di Stato per 124 milioni di euro, il doppio della settimana precedente (63 milioni), ma ai livelli più bassi da dicembre.
I flussi rimangono nella media, quindi non elevati. Tradotto: il mercato rimane cautamente positivo ma sempre guardingo. E il motivo è chiaro: la Grecia è ancora un'incognita. «Finché non sarà chiaro l'esito delle trattative sul debito, difficilmente potranno rivedersi flussi importanti sul mercato», spiega un trader.
L'attenzione degli investitori è peraltro rivolta alla prossima operazione di finanziamento della Bce a tre anni del prossimo 29 febbraio. Nella prospettiva di questo appuntamento, le banche oggi stanno raccogliendo titoli da presentare come collaterale. Alcune stime parlano anche di mille miliardi di euro come somma che potrebbe essere richiesta all'istituto centrale a fine mese.

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