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Lo spread taglia un altro record

L'Europa si mobilita per arginare i segnali crescenti di una nuova crisi che potrebbe investirla nei prossimi mesi. La forte pressione che il mercato continua ad esercitare sui rendimenti dei titoli di Stato italiani e spagnoli suona come un avvertimento: ad essere colpiti sono i paesi oggi più vulnerabili, ma l'attacco è diretto al cuore dell'area euro e alla sua capacità di mostrarsi coesa e decisa, cominciando dal fornire maggiore chiarezza sulla effettiva potenza del fondo salva Stati, l'Efsf. Gli spread tra Bund decennali, Btp italiani e Bonos spagnoli sono saliti vertiginosamente nella mattinata di ieri segnando nuovi record: il divario tra Btp e Bund è arrivato a 393 punti base, con un rendimento del 6,27%. Il divario con i Bonos è tornato sopra quota 400, arrivando fino a 404 punti base, con il rendimento al 6,4 per cento. Anche i titoli decennali francesi hanno toccato i massimi di 80 punti base.

L'impennata mattutina è stata riassorbita nel giro di qualche ora, riportando gli spread sui livelli di martedì sera, dove sono rimasti quasi tutto il giorno: in chiusura di giornata lo spread sui Btp si è attestato attorno a 370 punti, con un rendimento del 6,1 per cento. Tra le notizie che avrebbero contribuito a calmierare la tensione sui rendimenti c'è stata la decisione della banca centrale svizzera di tagliare il tasso sul franco, per calmierare il rafforzamento che la moneta elvetica ha subito nelle ultime settimane diventando un bene rifugio. Oltre al franco, gli investitori stanno privilegiando l'oro e, ovviamente, i Bund, i cui rendimenti sul decennale sono scesi a soglie minime del 2,36%.

Ma ieri un'altra iniziativa avrebbe contribuito a calmierare le vendite sui Btp: si sarebbe mossa la Cassa depositi e prestiti per acquistare titoli di Stato italiani sul mercato secondario. Non si è trattato certo di un intervento di difesa dei Btp sotto pressione, ma semplicemente sarebbe stata colta l'occasione dei prezzi decisamente a buon mercato per acquistare nell'ambito della normale attività di trading della società. Forse, però, il maggiore contributo per riportare un po' di sangue freddo sui mercati è arrivato dalle dichiarazioni del presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso, il quale ha sostenuto che le pressioni sui mercati di Roma e Madrid «sono palesemente ingiustificate» ma destano una «profonda preoccupazione». In una nota diffusa ieri ha affermato che gli «sviluppi sono palesemente ingiustificati sulla base dei fondamentali economici e di bilancio di questi due stati membri e delle iniziative che stanno portando avanti per rafforzarli. Di fatto, le tensioni sui mercati dei titoli di stato riflettono una crescente preoccupazione tra gli investitori per la capacità sistemica dell'Eurozona di reagire alle evoluzioni della crisi». Barroso ha poi invitato i governi dell'Eurozona a mettere in pratica rapidamente l'accordo dello scorso 21 luglio sui nuovi aiuti alla Grecia e a dare un maggiore spazio di manovra all'Efsf. Oggi intanto è attesa una riunione della Bce dalla quale però gli analisti si attendono soltanto la conferma della decisione di congelare il rialzo dei tassi, che invece viene auspicato da molti operatori che vedono nella mancanza di una politica monetaria restrittiva la conferma che si sta andando verso una nuova fase di rallentamento dell'economia.

 

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