Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Lo spread supera quota 400

di Morya Longo

L'auspicio, ormai, è che il crack della Grecia avvenga in maniera «ordinata». Cosa significhi in realtà non lo sa nessuno, ma tutti lo sperano. Il timore è però che difficilmente un default possa essere «ordinato», e che alla fine Atene trascini nella crisi vera l'intera area euro. I titoli di Stato italiani hanno vissuto anche ieri in mezzo a questi opposti umori: in mattinata il loro rendimento decennale si era un po' riavvicinato a quello dei Bund tedeschi (segnale di maggiore fiducia), ma ben presto è tornato a salire e a superare i 400 punti base (record da quando la Bce ha iniziato a comprare i BTp), per poi ridimensionarsi un po' in serata. Alla fine della giornata il messaggio che arriva dallo spread tra BTp e Bund, quel "termometro" che indica la fiducia sull'Italia, è comunque nero: il default della Grecia è dato per scontato. E l'impatto su tutta l'Europa anche. Italia in primis.

Dalla Grecia…

Il problema principale, che sta alimentando le tensioni in Europa, è Atene. Il Paese ha un debito pari al 140% del Pil, stimato al 180% entro fine anno. I tassi d'interesse sui suoi titoli di Stato hanno superato il 100% sulle scadenze brevi. Per ottenere gli aiuti da Europa e Fondo monetario, il Governo è costretto a mettere in piedi manovre di austerità così audaci che ormai l'unico effetto che ottiene è di strozzare l'economia del Paese: attualmente si prevede che il Pil greco nel 2011 possa calare del 5 o addirittura del 7 per cento. La recessione riduce dunque le entrate fiscali, e questo impedisce al Governo di mantenere le promesse fatte a Europa e Fondo monetario. Questi gli impongono dunque misure di austerità sempre più dure, avvitando ulteriormente la recessione.

Per questo il mercato dà per scontato il default di Atene: tra gli economisti da tempo c'è anche chi fa i conti con i costi del crack. Qualcuno stima che l'uscita di Atene dall'area euro potrebbe costare tra 9.500 e 11.500 euro a persona in Grecia. Se questi calcoli siano corretti è impossibile saperlo. Quello che conta è il messaggio: il mercato guarda già al dopo. Ecco perché ormai crede poco a ulteriori salvataggi, ma si aggrappa alla speranza che l'eventuale default venga fatto in maniera «ordinata». È per questo che ieri, quando si è sparsa la voce di un imminente teleconferenza tra il cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente francese Nicolas Sarkozy e il primo ministro greco, il mercato ha tirato un sospiro di sollievo (e lo spread Italia-Germania è tornato sotto i 400 punti base): gli investitori sperano che da questo incontro esca una qualche soluzione. Forse rafforzando il ruolo del fondo salva-Stati.

…all'Italia

Questa situazione in Grecia è la causa principale (non l'unica, ovvio) per cui il mercato preme sui titoli di Stato italiani. Innanzitutto gli investitori sono preoccupati dall'eventuale effetto domino da un default greco: il rischio è che possa spingere i rendimenti dei titoli di Stato italiani su livelli sempre più elevati, rendendo sempre più difficile il rifinanziamento dei 254 miliardi di euro di titoli di Stato (stima Rbs) in scadenza nel 2012. Inoltre gli investitori temono che la spirale recessiva possa prima o poi mettere in difficoltà anche il Belpaese, che avrebbe bisogno di una robusta crescita economica per ridurre un debito pubblico ormai al 120% del Pil. Questo ridimensiona la già scarsa fiducia e favorisce le vendite sui BTp. Così lo spread rispetto ai Bund sale, nonostante gli interventi della Banca centrale europea a sostegno dei titoli di Stato italiani.

Il fatto che lo spread tra BTp e Bund decennali sia arrivato ieri a 407 punti base, per poi ridimensionarsi a 394 in chiusura, significa che la tensione è alta: ormai è tornato vicino al record toccato ad agosto, prima che la Bce decidesse di intervenire comprando titoli di Stato. Ma il messaggio più cupo arriva dallo spread tra BTp e Bund a più breve scadenza: i BTp a due anni rendono 441 punti base più dei titoli tedeschi con uguale scadenza e quelli a cinque anni sono arrivati a 461 punti base. Insomma: i titoli di Stato italiani a breve scadenza sono più penalizzati rispetto a quelli decennali. E questo è un pessimo segnale: indica la mancanza di fiducia sull'Italia. Indica che il mercato ormai teme che l'onda lunga della crisi greca possa mettere in crisi molti altri Paesi. Ecco perché è molto importante l'esito dell'incontro franco-tedesco-greco: da questo potrebbe dipendere il futuro dell'Europa intera.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Illimity, che ha superato giorni fa il miliardo di euro di capitalizzazione, mostra alla finanza it...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Per competere nella sfida globale dei chip e non rischiare di diventare "irrilevante" a livello geo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una sola procedura per tutte le grandi imprese in crisi, revisione dei requisiti per l’accesso, i...

Oggi sulla stampa