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Lo spread si allenta su Bce e dati americani

di Luca Davi

Mentre ieri i dati della Banca d'Italia hanno certificato, come da previsioni, che in luglio gli investitori esteri hanno venduto titoli di Stato italiani, la "forbice" dei rendimenti tra BTp e Bund è andata a chiudersi leggermente rispetto alla seduta precedente. A fine giornata il differenziale sulla scadenza decennale ha fatto segnare un calo da 371 a 367 punti base, con un rendimento, per il Buono del Tesoro poliennale, al 5,56 per cento.

Un movimento, questo, che va nella direzione di un lieve allentamento delle tensioni sul mercato obbligazionario – che pur permangono – e che senza dubbio è stato aiutato anche dall'annuncio, arrivato nel pomeriggio, di un rinnovo delle operazioni di finanziamento in dollari da parte della Bce.

Se però si guarda meglio alle dinamiche seguite in giornata dai mercati dei bond governativi, si capisce come gran parte del movimento dello spread sia da ricondurre soprattutto agli ingressi e alle uscite intra-day sul Bund. Basta guardare il grafico accanto. Il differenziale è infatti sceso ben prima delle 15 ore italiane, orario in cui la Banca centrale europea ha comunicato ai mercati l'intervento che ha dato slancio alle borse. È stato infatti alle 14.30 che lo spread ha iniziato una violenta corsa al ribasso, abbandonando rapidamente la quota di 369 punti base. Che cosa è successo? In quel frangente negli Stati Uniti sono stati diffusi alcuni dati macro. Tra questi c'era anche il dato sull'inflazione al consumo, che si è rivelata più alta delle attese. Per gli operatori è stato un segnale di "risk on": di conseguenza, via alla corsa agli asset ritenuti più rischiosi e all'alleggerimento dai cosiddetti "rifugi". Ecco perché la vendita di Treasury ne ha spinto al rialzo i rendimenti (che si muovono in senso opposto ai prezzi) saliti sulla scadenza decennale dal 2,03 a 2,11 per cento. Ed ecco perché, per analogia, gli investitori hanno abbandonato i Bund, il cui rendimento è schizzato da 1,91 al 1,99%. E il BTp? Dopo un rapido stallo, il rendimento è andato calando tra le 14.30 e le 15, quando è giunta la notizia della mossa – rassicurante per i mercati – della maggiore liquidità da parte degli istituti centrali. A quel punto, nuova impennata del rendimento del Bund, cui ha fatto da contraltare un ulteriore calo del BTp. La conseguenza? Alle 15.18 lo spread è atterrato a un minimo di 355 punti. Da allora però le cose sono cambiate. «Da quel momento in avanti – spiega Fabrizio Fiorini, responsabile investimenti Aletti Gestielle sgr – il meccanismo si è interrotto: senza un ragione particolare, gli acquisti sul Bund sono tornati e lo spread si è di nuovo allargato». Tanto da chiudere, nel tardo pomeriggio, a quota 367.

Se ieri è stata insomma una giornata di relativa tranquillità per i BTp italiani, non altrettanto si può dire per le scorse settimane. A luglio, come segnalato da Radiocor, la bilancia dei pagamenti della Banca d'Italia ha registrato vendite dall'estero sui titoli di debito italiani per 21 miliardi. I disinvestimenti hanno toccato in particolare i titoli di Stato a medio e lungo termine, che hanno superato i 15 miliardi. Colpito però anche il breve termine con vendite per 5,7 miliardi. Numeri che ad agosto, alla luce di quello dei picchi dello spread, rischiano di rivelarsi ancora più alti.
 

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