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Lo spread scivola a quota 84 ma la Buba attacca Draghi “Inutile il quantitative easing”

Lo spread precipita fino a quota 84, il minimo da settembre del 2008; ritorna ai livelli pre-crisi, ai giorni precedenti il crac della Lehman. E’ dirompente l’effetto del quantitative easing di Mario Draghi sul differenziale tra i Btp e i bund tedeschi, di fatto una spia tra le più sensibili dei malesseri di un Paese. Giù anche l’euro che arriva a toccare quota 1,0494 sul dollaro, il minimo da 12 anni. Schiacciati i rendimenti di tutti titoli. Rialzate le stime di crescita dei vari paesi, Germania inclusa (1,5% da 1 di dicembre). Eppure la Bundesbank è critica. Il presidente Weidmann sostiene che con il miglioramento economico le misure della Bce «non erano necessarie», che «la congiuntura attuale non le giustifica». C’è anche un ping pong polemico Berlino-Atene, con tanto di proteste ufficiali del ministro Varoufakis su una presunta offesa ricevuta dal collega Schaeuble che nega. Il tutto mentre l’Islanda ritira la candidatura per la Ue, il governo Tsipras chiede assistenza tecnica all’Ocse per le riforme e la Bce alza la linea di credito di emergenza alle banche greche.

E dunque: spread ridotto e rendimenti micro (1,045%), in Italia e nel resto di Eurolandia. La barriera psicologica di quota 100 viene infranta a più riprese da lunedì ad oggi (88 è la chiusura di ieri, meno della Spagna). Un livello a due cifre, perciò, assai lontano dal picco di 575 del governo Berlusconi (novembre 2011). Da allora, piano piano, lo spread è sceso prima con Monti, poi con Letta ed ora con Renzi. Ma non c’è dubbio che il quantitavive easing ha accelerato questa parabola il cui andamento, al dunque, ha a che fare anche con il bene prezioso della fiducia e dell’affidabilità di un paese. In concreto, significa che si aprono nuovi spazi per i conti pubblici, con un risparmio che, secondo i primi calcoli, potrebbe oscillare sui 4 miliardi per crescere ancora nel 2016: se ne dovrebbe trovare traccia già nel nuovo Def in elaborazione. Di certo ieri il Tesoro ha collocato 2,5 miliardi di Btp a 3 anni ad un tasso minimo dello 0,15% (da 0,44 di febbraio); 3 miliardi di Btp settennali allo 0,71% (da 1,23); 1750 miliardi di Btp a trent’anni all’1,86%.
E’ proprio guardando ai mercati, a questo spettacolare gioco dei tassi, alle Borse tranquille (-0,11 Milano), al mini-euro che Draghi l’altro giorno ha assicurato: «Il piano sta funzionando». Ma la Bundesbank non la pensa così. E’ contro il quantitative easing e contro il finanziamento della Grecia che “spetta ai governi” e non alla Bce. Da parte sua Atene sta di nuovo dialogando con il Fmi e la Ue sulle riforme per trasformarsi «in un paese normale», come dice il premier Tsipras che ripete il suo no all’austerity: «Leva l’aria per respirare». Di qui la richiesta di assistenza tecnica formulata all’Ocse che il responsabile Gurria darà – ieri è stato firmato un protocollo- pur non volendo «sostituire nessuno» nè fare concorrenza all’ex troika.
La Grecia cerca vie d’uscita. Il ministro Varoufakis polemizza con Schaeuble, accusato di averlo definito «stupidamente ingenuo». Proteste e smentite. Pare però che alla fine ci sia stato solo un errore di traduzione. «Sarebbe per me cosa nuova – ecco la frase corretta- che Varoufakis fosse improvvisamente ingenuo in materia di comunicazione».
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