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Lo spread scende sotto 260 punti

Il Governo per ora tiene e così lo spread. La reazione dei mercati finanziari dopo un weekend ad alta tensione per gli equilibri del governo di larghe intese è stata sostanzialmente neutra. Il differenziale di rendimento tra i BTp italiani e i corrispondenti Bund tedeschi ha chiuso la seduta a 259 punti, sotto la soglia dei 260 punti come non avveniva da metà maggio. Sul fronte azionario la giornata è andata meno bene con l’indice Ftse Mib che, dopo una mattinata positiva, ha chiuso poco sotto la parità (-0,13%), in linea con gli altri listini europei.
L’impatto della politica
In controtendenza le azioni Mediaset, ieri miglior società del Ftse Mib, che hanno guadagnato il 4 per cento. Per il titolo, che da inizio anno ha guadagnato il 112%, gli acquisti sono stati innescati in parte dalla promozione degli analisti di Deutsche Bank in parte dalle ultime dichiarazioni del fondatore Silvio Berlusconi. La decisione della Cassazione di confermare la condanna a 4 anni per frode fiscale a carico dell’ex premier aveva portato ai massimi la tensione politica facendo traballare il già fragile Esecutivo Letta. Dopo aver lasciato campo libero ai falchi del suo partito, arrivati a ipotizzare le dimissioni in blocco dei parlamentari in mancanza di qualche forma di salvacondotto per il loro leader, Berlusconi si è riservato tuttavia il ruolo di chi getta acqua sul fuoco. «Il governo deve andare avanti» ha dichiarato domenica. Parole che sono una rassicurazione sul fatto che, almeno nell’immediato, l’Esecutivo non è destinato a cadere.
Il rischio speculazione
Scommettere sulla durata dell’Esecutivo Letta è comunque molto difficile. Bisognerà capire quali condizioni il Pdl vorrà porre alla sopravvivenza del Governo e soprattutto se il Pd sarà disposto ad accettarle.
Una cosa è certa: questa crisi arriva in un mese storicamente caldo, non solo per le temperature, ma anche per i mercati finanziari. Ad agosto infatti i volumi di scambio sono inferiori alla media per via del periodo di vacanze. Con ordini più contenuti rispetto a quanto avviene nel resto dell’anno si può muovere molto le quotazioni e questa “volatilità” è un arma potenzialmente molto utile per chi voglia giocare contro il debito italiano sfruttando l’instabilità politica. Se i mercati ci hanno «graziati» insomma non è detto che lo facciano anche nelle prossime settimane. Specie se la sopravvivenza dell’Esecutivo venisse nuovamente messa in discussione.
Gli effetti sulla ripresa
«Le elezioni anticipate in questa fase rischiano di far sprofondare di nuovo il Paese nel caos politico minacciando la ripresa economica che, nelle nostre previsioni, potrebbe tornare a farsi vedere nella seconda metà dell’anno» scrive in una nota Fabio Fois, analista di Barclays. Una considerazione particolarmente centrata alla luce degli indici Pmi dei responsabili acquisti delle aziende, diffusi ieri da Markit, che mostrano un primo importante segnale di ripresa nell’Eurozona. L’indice composito relativo all’area della moneta unica è passato dai 48,7 punti di giugno agli attuali 50,5 superando l’importante soglia dei 50 punti, che separa la fase di contrazione da quella di espansione dell’attività, per la prima volta da 18 mesi a questa parte. Un traguardo che l’Italia non ha ancora raggiunto (l’indice del nostro Paese si è attestato a 48,7 punti) anche se il dato si è rivelato nettamente migliore delle attese che erano per una lettura a 46,5 punti.
L’industria dei servizi poi mostra una buona vitalità negli Usa (l’indice Ism è salito a sorpresa da 52,2 a 56 punti a giugno) anche se il dato positivo è stato controbilanciato dalle parole del presidente della Fed di Dallas Richard Fisher. Il banchiere ha detto che il miglioramento del mercato del lavoro negli Usa rende più probabile una riduzione del Quantitative easing. Questo ha innescato prese di profitto a Wall Street reduce dal suo record storico.

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