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Lo spread scende a quota 177 punti

MILANO — Continua la serie positiva sulle piazze finanziarie italiane, ormai tra i mercati preferiti dagli investitori alla ricerca di rendimenti appetibili e in fuga da paesi considerati troppo rischiosi in questa fase. Ieri è stata un’altra giornata da incorniciare: la Borsa – e non capita di frequente – ha chiuso in netta controtendenza, +1,38%, mentre gli altri mercati europei avevano il segno meno; magari per frazioni di punto, ma comunque in perdita.
Ma dove si vedono i risultati migliori e i progressi più forti è nel settore dei titoli di Stato: ieri il differenziale di rendimento tra il Btp decennale italiano e quello tedesco è sceso ai minimi dal novembre 2010, a 177 punti. Praticamente sullo stesso livello della Spagna, che ci ha riagganciato, ma l’Italia può vantare una “qualità” migliore della struttura dei tassi: negli ultimi tempi infatti la curva dei rendimenti – dai Bot ai Btp a lungo termine, passando per le scadenze intermedie – è meno ripida dei mesi scorsi; in altre parole, la differenza di rendimento tra un Btp a due anni e uno a dieci si è ridotta. Ebbene, questo comportamento, che gli esperti giudicano molto positivamente, sul mercato spagnolo non si è ancora verificato.
Comunque, anche il Btp decennale ieri ha segnato un nuovo record, con rendimento sceso al 3,38%, un valore che non toccava da quasi dieci anni fa (dal 2005). Esattamente 100 punti base in meno rispetto al rendimento medio che il Btp a 10 anni ha offerto nel corso del 2013, quando è stato pari al 4,38%. Insomma, la discesa c’è e netta e qualcuno ipotizza risparmi sugli interessi fino a 3 miliardi e oltre, se i tassi su tutti i titoli di Stato resteranno a questi livelli per tutto il 2014. La discesa c’è stata anche sui Bot: quelli a sei mesi sono passati dallo 0,79% medio nel 2013, allo 0,62% delle aste di questi due primi mesi 2014.
Una delle ragioni positive è il rinnovato interesse da parte degli investitori esteri. Sono stati osservati flussi in entrata da parte di tesorerie di banche del Nord Europa (le ultime aste di Bund in Germania sono state un flop, a causa dei rendimenti troppo compressi); insomma, anche investitori in genere molto conservativi stanno puntando sull’Italia. «Il ritorno degli esteri ha senza dubbio favorito l’ottima performance delle aste 2014» sostiene Chiara Manenti, strategist di Intesa Sanpaolo per il reddito fisso.
Certo, a questo punto il vantaggio accumulato non è poco. Qualcuno teme persino contraccolpi. «Almeno da qui ai prossimi mesi è difficile che il quadro cambi, anche perché alternative interessanti in termini di rendimento praticamente non ci sono» spiega Luca Cazzulani, responsabile reddito fisso Unicredit.
Ma c’è anche un rovescio della medaglia: il calo dei tassi significa minori entrate per le famiglie italiane. «Non siamo abituati a veder tassi così bassi – conferma Mario Spreafico, direttore investimenti di Schroeder Italia – e questo spiazza molto i risparmiatori, che un tempo arrotondavano il loro reddito con le cedole ». Sui Bot in particolare, i tassi sono più bassi dell’inflazione. Ma in effetti i tassi attuali non sono nemmeno così bassi: «In fondo – continua Spreafico – stiamo solo recuperando lo sconto rispetto agli altri paesi europei, che questi tassi ce li hanno da tempo».

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