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Lo spread sale a quota 302, Borse ancora giù

Adesso le vicende italiane stanno cominciando a condizionare i mercati finanziari europei. Nel giorno in cui lo spread Btp – Bund a dieci anni ha di nuovo rotto al rialzo (era già successo a maggio) la soglia dei 300 punti, chiudendo a 302,5 (oltre 20 punti in più rispetto al lunedì scorso) le borse europee reagiscono con un calo generalizzato. L’indice Stoxx 600 delle blue chip europee arretra dello 0,5%, Parigi dello 0,71% e Francoforte dello 0,42%. Piazza Affari dopo avere perso in due sedute oltre il 4% della sua capitalizzazione ieri ha limitato i danni con un piccolo passo indietro dello 0,23%, nonostante una mattinata in rosso più deciso. Anche l’euro subisce i contraccolpi delle vicende italiane: in una settimana la divisa comune europea è passata da un cambio di 1,18 contro il dollaro all’1,1547 di ieri, un calo di circa il 3%.

Anche ieri, in ogni caso, è stata la politica a dettare il tono dei mercati e a provocare quello scivolamento dello spread che ha riportato il rendimento dei Btp a 10 anni sopra il 3,4%, il livello più alto dal 2014.

«Le parole e le minacce di Juncker e di altri burocrati europei continuano a far salire lo spread, con l’obiettivo di attaccare il governo e l’economia italiane? Siamo pronti a chiedere i danni a chi vuole il male dell’Italia», ha tuonato il vicepremier Matteo Salvini. Che ha lanciato anche sferzanti battute all’indirizzo del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker: «Parlo con persone sobrie che non fanno paragoni che non stanno né in cielo né in terra». Nella serata di lunedì infatti il presidente della Commissione Ue in un intervento in Germania aveva affermato: «Non vorrei che dopo aver superato la crisi greca, ricadessimo nella stessa crisi con l’Italia. Una sola crisi del genere è sufficiente».

Cerca di gettare acqua sul fuoco il premier Giuseppe Conte secondo cui «l’euro è la nostra moneta ed è per noi irrinunciabile. Qualsiasi altra dichiarazione che prospetti una diversa valutazione è da considerarsi come una libera e arbitraria opinione che non ha nulla a che vedere con la politica del governo». La pressione dai vertici dell’Ue rimane comunque molto alta sul governo di Roma. Il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis ribadisce che «l’Italia ha il secondo debito in Ue dopo la Grecia e il più alto costo per il servizio del debito nella Ue ed è importante che si attenga a politiche di bilancio responsabili per mantenere i tassi ad un livello accettabile». Mentre per il commissario all’economia Pierre Moscovici «è nell’interesse dell’Eurozona avere un’Italia forte e nell’interesse dell’Italia avere un euro forte e una forte Eurozona».

Marco Sabella

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