Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Lo spread risale, le Borse frenano

di Luca Davi

«Finchè i termini della ristrutturazione del debito greco non saranno chiari e condivisi, e non ci sarà una firma finale sull'accordo, le borse rimarranno in altalena», ragionava ieri il responsabile di uno dei principali fondi azionari italiani. Per quanto schematica, l'idea rende bene l'umore che regna nei trading desk delle sale operative. Dopo sette mesi di discussioni, la trattativa per scongiurare (o sancire) il default ellenico continua. E a continuare, di conseguenza, è l'oscillazione dei listini, in particolare quelli europei. Complice la contemporanea frenata di acquisti sul mercato dei bond governativi dei paesi periferici Milano è arretrata dello 0,56%, nonostante la fiammata di alcuni titoli bancari. Giù i listini londinese (-0,5%) e parigino (-0,31%), sulla parità invece Francoforte (+0,04%).
La mossa della Fed
Diversa la storia oltre Oceano. A Wall Street gli indici si sono mossi in cauto rialzo nel tardo pomeriggio (ora italiana) dopo che la Fed ha lasciato invariati i tassi di interesse in un range tra lo 0 e lo 0,25% assicurando che i livelli rimarranno bassi almeno fino al 2014 inoltrato. Gli effetti di questo annuncio sono stati molteplici: anzitutto si è indebolito di colpo il dollaro. L'euro è passato in pochi istanti da 1,293 a 1,308 contro il biglietto verde.
Che cosa succederà ora sul forex? Difficile dirlo. Molto dipenderà dall'evolversi delle tensioni in Eurozona, ma ieri le previsioni erano tutte per una nuova fase di debolezza della valuta americana, e per questo gli investitori sono corsi ai ripari vendendola. Dall'altra parte, pur incoraggiando la propensione al rischio con una manovra dichiaratamente espansiva, la Fed è apparsa più consapevole dei rischi di un progressivo aumento dell'inflazione, che rimane pur sempre «sotto controllo». Ecco perchè – ed è questa la seconda reazione dei mercati – l'oro ha registrato un'impennata della domanda, schizzando in pochi istanti da 1.658 a 1.710 dollari l'oncia.
Il terzo risvolto è quello sui listini azionari. Ebbene, l'effetto dell'annuncio Fed qui è stato contenuto. L'S&P 500 ha chiuso in rialzo dello 0,87% mentre il Nasdaq ha guadagnato l'1,14 per cento. Sempre in luce Apple dopo i dati record con un rialzo del 6,24%. Gli operatori, insomma, appaiono cauti su questo fronte visto che la stessa Fed, pur fornendo benzina agli investimenti rischiosi, ha anche ammesso che le prospettive per l'economia Usa rimangono deboli.
Un'annotazione infine sui Treasury americani. Il rendimento dei T-bond a 5 anni è crollato allo 0,76%, il minimo di sempre. L'impennata dei prezzi dei Treasury si è registrata dopo un'asta boom, da 35 miliardi, conclusasi con ampio successo nel pomeriggio, ben prima quindi delle dichiarazioni del presidente della Fed, Ben Bernanke.
La cautela sui BTp
La debolezza dei listini europei è il frutto delle prese di beneficio del recente rally dei listini. Un atteggiamento, questo, che ha caratterizzato secondo gli analisti anche la seduta dei titoli obbligazionari italiani. Lo spread tra BTp e Bund sulla scadenza decennale è salito da 417 a 428 punti base, spingendo il rendimento del benchmark a 10 anni al 6,25%. Le vendite tuttavia hanno toccato anche i titoli a breve (3,57% i rendimenti offerti sui biennali) e a media scadenza (4,97% sui 5 anni).
Non accenna insomma a diminuire quella volatilità che, durante la seduta di martedì, aveva spinto il differenziale fino a 400 punti, il minimi dallo scorso 8 dicembre. Ma a fine giornata la sensazione è che le vendite dei titoli di Stato, pur tra volumi rarefatti, siano il frutto del riaccendersi di nuove tensioni in Eurozona. Un po' perchè il piano di swap del debito greco è pur sempre in stallo, tra continui tira e molla dei creditori dell'Iif e dei debitori di Atene. Ma un po' anche perchè dietro alla Grecia, già aleggia un nuovo fantasma, ovvero il Portogallo. Lisbona potrebbe dover ricorrere a un secondo piano di aiuti da parte dell'Fmi. I mercati iniziano a scontare un "riedizione" del collasso di Atene e alleggeriscono i portafogli: non a caso ieri i rendimenti a 5 anni della carta lusitana hanno toccato il record del 18,7%.
L'altro elemento di pressione ieri arrivava da Davos, dove Merkel ha chiuso la porta a un allargamento della potenza di fuoco dell'Esm: «500 miliardi – ha detto in sostanza la Cancelliera – sono sufficienti». Proprio la Germania ieri ha collocato Bund a 30 anni per 2,458 miliardi a un rendimento shock del 2,62%, nuovo minimo di sempre. A conferma del fatto che la fame di asset free-risk non tende a placarsi.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Torna l’incubo della crescita sotto zero, con l’Europa che teme di impiantarsi nuovamente nel qu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il chief executive officer uscente di Ubs, il ticinese Sergio Ermotti, saluta la banca con cifre del...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le quotazioni di Borsa di Mediobanca a ottobre si sono attestate a 6,88 euro di media con scambi gio...

Oggi sulla stampa