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Lo spread risale a 356, giù la Borsa

Le incertezze politiche italiane, anzitutto. Ma anche le nuove tornate di aste obbligazionarie, la telenovela spagnola sulla richiesta di aiuti, l’ennesimo salvataggio greco. Ci sono tutte queste motivazioni dietro la performance negativa di borse e spread periferici di ieri. La reazione peggiore è stata quella dei mercati italiani: il differenziale tra BTp e Bund tedeschi si è allargato per tutta la seduta per chiudere a 356 punti base, il massimo dallo scorso 11 ottobre, dai 338 della chiusura di venerdì. In rialzo il rendimento del titolo italiano a 10 anni, che ha sfondato la soglia psicologica del 5% chiudendo al 5,002%. Ma male, come detto, è andata anche la borsa: appesantita dai titoli bancari (-2,83% la performance del comparto) Milano ha lasciato sul terreno l’1,51%, distinguendosi come la peggiore piazza d’Europa, se si esclude il crollo (-6,28%) di Atene.
I timori dei mercati
A sentire operatori e analisti, la pressione esercitata sui BTp ieri arrivava in particolare dal fronte politico. A generare apprensione sono state le affermazioni rilasciate nel weekend da Silvio Berlusconi, che ha minacciato di far cadere il governo Monti. «Diversi investitori internazionali temono che il programma di risanamento e rilancio dell’Italia avviato da Monti possa essere interrotto e i risultati buttati al vento – spiega da Londra il responsabile del trading obbligazionario di una banca internazionale – e hanno alleggerito un po’ le posizioni». Ai sussulti legati alle parole di Berlusconi si sono aggiunti i risultati delle elezioni siciliane, che hanno messo in luce il successo del Movimento 5 Stelle, il cui leader si è espresso nelle scorse settimane a favore di un referendum sull’euro. Tutto ciò rende di difficile previsione lo scenario politico italiano futuro. Ecco perchè sono stati accentuati i ribassi dei prezzi dei BTp che «pur sono fisiologici dopo una corsa – spiega un analista obbligazionario – come quelle registrata in ottobre», in cui lo spread si è ridotto da 368 a 315 punti nel giro di tre settimane.
Aste e vendite tecniche
Se è stata scatenata dalle incertezze di Palazzo, la corsa a prendere profitto ieri è continuata sulle vendite tecniche. Diversi investitori hanno infatti svuotato i portafogli dai BTp per far posto ai nuovi titoli oggi in asta. Il Tesoro collocherà in mattinata un nuovo BTp a 5 anni e riaprirà il decennale per un’offerta totale compresa tra i 5 e i 7 miliardi. Le previsioni degli analisti concordano: la domanda dovrebbe essere buona anche alla luce degli ampi rimborsi di titoli di Stato di questi giorni. Tra governativi italiani e spagnoli, oltre 30 miliardi di euro verranno infatti riversati sul mercato. Il successo dovrebbe quindi replicare quello registrato ieri all’asta dei BoT: il mercato ha assorbito 8 miliardi di titoli italiani con scadenza aprile 2013 (a fronte dei 9,35 in scadenza) con un rapporto di copertura tra domanda e offerta salito a 1,519 da 1,39 del mese scorso. In calo il rendimento sceso a quota 1,347%, il minimo dallo scorso marzo, dall’1,503% di fine settembre.
Al di là del caso italiano, quella di ieri è stata una giornata in cui gli investitori hanno mostrato una avversione generalizzata verso gli asset rischiosi. Lo ha segnalato il calo diffuso delle borse europee (Francoforte ha ceduto lo 0,4%, Madrid lo 0,6%, Parigi lo 0,76% mentre Wall Street ieri e oggi è chiusa per l’uragano Sandy). Lo ha sottolineato il rialzo di tutti gli spread periferici – anche se più contenuto rispetto a quello italiano – dalla Spagna, alla Grecia passando per il Portogallo. Ma lo ha confermato, qualora ce ne fosse bisogno, anche l’apprezzamento dei titoli di Stato come Bund, tradizionali beni rifugio. I rendimenti dei titoli tedeschi sono scesi dall’1,5% dell’apertura fino ad entrare in area 1,45% nel finale di seduta. Il motivo? Le incognite che ancora pesano sulla richiesta di aiuti della Spagna ( «finchè non penso sia giusto chiederlo non lo chiederò», ha detto ieri Rajoy) e l’allungamento dei tempi per il risanamento dei conti pubblici in Grecia.

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