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Lo spread risale a 196 punti Più vicine Italia e Spagna

Giornata da montagne russe sui mercati. Cominciare con un indice Pmi manifatturiero (preliminare) in Cina (sceso a gennaio a 49,5, di nuovo sotto la soglia di 50 che separa contrazione da crescita) non ha dato certo una mano, considerato che nel 2012 la Cina si è messa sul groppone il 36% della crescita globale. Se poi si scopre che il Giappone a gennaio 2013 ha registrato un deficit da record nella bilancia commerciale (2.790 miliardi di yen, ovvero 19 miliardi di euro) nonostante le politiche espansionistiche della BoJ volte a svalutare lo yen, il quadro non migliora. Questo dopo che mercoledì sera dai faldoni dell’ultimo incontro del Fomc (il comitato direttivo della Fed) è venuto a galla che la banca americana sta valutando seriamente un possibile rialzo del corridoio dei tassi già dalla seconda metà del 2014, in contrapposizione alla “forward guidance” finora portata avanti che individua nel 2015 l’orizzonte temporale utile per questo tipo di azione. Non ultimo, sono circolate voci che la Fed intenderebbe effettuare stress test sulle banche straniere che operano negli Usa. Tre indizi fanno una prova, quattro la rendono inequivocabile. Piazza Affari ha aperto con un ribasso superiore al punto percentuale, in linea con gli altri indici europei. Il ribasso è perdurato fino al pomeriggio. A fine seduta il trend si è invertito e il listino milanese ha chiuso sulla parità (+0,07%) beneficiando dell’andamento di Wall Street che ha ben reagito al dato preliminare sul Pmi manifatturiero degli Stati Uniti di febbraio, secondo Markit cresciuto a quota 56,7 da 53,7, massimi del maggio 2010. Sono poi arrivati il Superindice economico di gennaio (+0,3%), l’indice dei prezzi al consumo (+0,1% a gennaio confermando il dato annuo all’1,6%) e le richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana scorsa (336mila, in calo rispetto alle precedente 333mila ma in linea con le previsioni). Sul listino milanese rialzi per Saipem (sulle speculazioni di un’offerta in arrivo per il 20% dalla società norvegese Subsea 7) e A2A (all’indomani della diffusione dei dati preliminari 2013). Ha limato il calo nel finale Banco Popolare (dopo che S& Poor’s ha abbassato il rating di lungo periodo a “BB-“), male Mediaset (-5%), sui timori per la debolezza della raccolta pubblicitaria. Lo spread BTp-Bund ha chiuso a 196, sei punti più alto del confronto Spagna-Germania in una giornata in cui sono stati venduti tutti i bond dell’Eurozona. Particolarmente colpiti quelli di Portogallo e Irlanda.

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