Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Lo spread rallenta a 481 punti, la Fed non spaventa le Borse

C’è da perdere la bussola a seguire l’andamento seguito dai mercati ieri. L’evento più atteso, la testimonianza del presidente della Federal Reserve Ben Bernanke di fronte alla Commissione del Senato Usa, scatena infatti nell’immediato un moto di vendite sulle attività più a rischio (Borse, titoli di Stato periferici) e di acquisti su dollaro e oro. In serata tutto però si appiana: il biglietto verde si sgonfia (l’euro torna a 1,228 dopo essere scivolato anche sotto quota 1,22 poco dopo l’inizio dell’audizione) e a New York gli indici azionari finiscono addirittura in positivo: +0,74% l’S&P 500 e +0,45% il Nasdaq.
Non possono fare altrettanto i mercati europei, già chiusi quando si manifesta l’inversione di tendenza. Milano accusa la perdita più pronunciata (-0,94% per il Ftse Mib), zavorrata com’è dalle banche declassate la sera precedente da Moody’s. In serata poi l’agenzia ha ridotto a Baa1 da A1 il rating sul debito senior di Generali, a Baa2 da A3 quello su Unipol e ad A3 da A1 quello su Allianz. Le altre Borse, pur viaggiando sotto i massimi di giornata, si mantengono a galla: Francoforte a +0,18%, Madrid a -0,09% e Madrid a +0,4% complice anche il sollievo per l’asta di titoli di Stato a 12 e 18 mesi andata a buon fine. Anche il BTp decennale subisce in giornata una sorte simile: chiude con un rendimento poco sopra al 6%, uno spread nei confronti del Bund a quota 481, e oscillazioni nervose fra 472 (prima del discorso di Bernanke) e 488 punti base (dopo la testimonianza).
Cosa abbia fatto cambiare l’idea agli investitori in così poco tempo è difficile da dire. Anche perché Bernanke si è più o meno limitato a ribadire il concetto espresso quasi un mese fa al termine dell’ultima riunione della Fed: la Banca centrale Usa «è pronta a intraprendere ulteriori azioni come appropriato per promuovere una ripresa economica più forte e un miglioramento duraturo delle condizioni del mercato del lavoro». Non si è vista quindi alcuna indicazione effettiva a quelle misure addizionali (il terzo round di «quantitative easing») che il mercato si augura di vedere a breve, nel testo del discorso e neppure nella successiva sessione di domande e risposte, e questo è essenzialmente il motivo dell’iniziale disappunto.
Non c’è stata però neppure una vera e propria chiusura a nuovi stimoli che di fatto potrebbero essere riproposti già a partire dalla prossima riunione del Fomc, il comitato esecutivo della Fed che si riunirà di nuovo il 31 luglio e il primo agosto. E questo lascia in fondo intatte le speranze e le aspettative degli investitori. Se a tutto ciò si unisce l’esiguità dei volumi su cui si è giocato il rimbalzo della serata, l’apparente schizofrenia del mercato può trovare qualche giustificazione.
La realtà è che, almeno a Wall Street, la volatilità (quella attuale e quella attesa, come testimonia l’indice Vix quasi ai minimi dal 2010) resta piuttosto contenuta: i tentennamenti dell’economia Usa, le trimestrali aziendali fra luci e ombre, il possibile effetto negativo indotto dalla scadenza a fine anno degli incentivi fiscali dell’era Bush (il cosiddetto «fiscal cliff») e il timore di un coinvolgimento nella crisi del debito europeo restano elementi che inducono alla prudenza gli investitori. I quali, d’altra parte, esitano ad assumere posizioni ribassiste per non rimanere spiazzati da nuove mosse della Federal Reserve che non si possono ancora escludere anche alla luce del discorso di ieri.
Per l’Europa il discorso è in parte differente e quella di ieri può essere catalogata fra le sedute «tranquille» al traino di Wall Street e in mancanza di indicazioni significative sul versante politico. L’attesa, sotto questo aspetto, è tutta proiettata sugli appuntamenti dei giorni successivi: domani, quando la Spagna dovrà affrontare un test ben più probante con le aste di titoli a medio-lungo termine, e soprattutto venerdì, quando l’Eurogruppo dovrebbe affrontare di nuovo il tema del salvataggio delle banche iberiche e (probabilmente) il meccanismo anti-spread.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa