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Lo spread oscura il ritocco della Bce

Questa volta non hanno reagito. E la piccola limatura ai tassi di riferimento di area euro, passati giovedì scorso dall’1% allo 0,75%, non ha prodotto il tradizionale effetto positivo sui mercati del reddito fisso.
Perché a ogni diminuzione dei tassi di interesse, si accompagna di regola un incremento delle quotazioni dei bond già emessi. La settimana scorsa, invece, l’effetto di apprezzamento delle emissioni già in essere dei titoli di Stato è stato cancellato da un netto incremento dello spread Bund-Btp, salito in due giorni di 35-40 centesimi e riportatosi, per la scadenza a 10 anni, intorno ai 470 punti base. Ecco dunque che le quotazioni di tutti i Btp, anche di breve durata, sono scese leggermente e contestualmente i rendimenti sono aumentati. Mentre i Bot (2,65% il rendimento a un anno) rimangono sostanzialmente indifferenti alla piccola novità sui tassi. Se si vanno a vedere le variazioni di prezzo di alcune delle scadenze di Btp più diffuse si può osservate che i titoli «brevi», a uno o due anni, hanno subito un calo modesto. I Btp con vita residua di un anno (scadenza 1/8/2013) hanno perso circa 20 centesimi (da 101,23 a 101,02), quelli a due anni (scadenza 1/8/2014) oltre 50 centesimi (da 101,49 a 100,89). I rendimenti del Btp con vita residua di un anno sono dunque passati dal 3,08% di giovedì scorso al 3,29% di venerdì mentre i titoli a due anni hanno visto la cedola salire dal 3,52% al 3,83%.
Molto superiore la perdita del Btp a 5 anni (scadenza 1/8/2017), sceso di quasi un punto e con rendimento salito dal 4,86% al 5,07% e ancor più del decennale (scadenza 1/9/2022) che perde due punti e vede salire il rendimento dal 5,69% al 6,02%.
Questi esempi mostrano chiaramente perché i fund manager suggeriscono ai risparmiatori di puntare prevalentemente sui Btp «corti», con rimborso a uno o due anni. La volatilità dei titoli di Stato italiani continua ad essere elevatissima ed è più che mai dominata da movimenti speculativi legati alle variazioni dello spread, piuttosto che dei fondamentali economici, come i tassi di riferimento della Bce. Di conseguenza per abbinare una buona stabilità delle quotazioni con rendimenti più che accettabili (sia il Btp con vita residua a un anno che quello con vita residua biennale hanno una cedola che copre il tasso di inflazione) conviene puntare sulle scadenze brevi. Sostanzialmente, invariate, invece, le quotazioni dei Cct Eu, la cui cedola è agganciata al tasso Euribor a sei mesi più uno spread di 80 centesimi. Ma a causa del taglio dei tassi Bce l’Euribor a sei mesi è sceso di 10 centesimi e di altrettanto diminuirà la cedola in formazione su questi titoli.

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