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Lo spread minaccia Piazza Affari

Per il momento i mercati non sembrano intenzionati a scommettere sull’Italia. Il future BTp ha accumulato segnali di debolezza preoccupanti: se il ribasso dovesse procedere ora sotto 106,55, per il BTp si aprirebbero nuovi e ampi spazi di discesa. I prezzi hanno infatti disegnato dal picco del 3 dicembre scorso un potenziale testa spalle ribassista, che troverebbe conferma proprio sotto i 106,55 euro. Segnali contrari verrebbero solo oltre area 111. Atteso in quel caso un movimento diretto verso i massimi di gennaio a 112,32. Ai segnali di debolezza del BTp si sommano quelli di forza del Bund future, che nella seduta del 27 marzo ha completato un triangolo rialzista che prospetta il raggiungimento di area 151 almeno. Solo discese sotto area 143,54 renderebbero meno probabile l’ipotesi di raggiungimento dei 151 euro.
Nel caso le due previsioni si dimostrassero corrette, con il BTp in calo e il Bund in crescita, il relativo spread si amplierebbe in modo considerevole. Le indicazioni prospettiche che si ricavano dallo studio dei grafici dei bond di Italia e Germania sono quindi negative per la Borsa italiana, il cui andamento risente dell’andamento del differenziale tra BTp e Bund.
Per l’Ftse Mib la settimana conclusa il 28 marzo è stata la peggiore, con il suo 4,4% di calo, dopo quella terminata il 28 settembre scorso. I prezzi sono scesi con la chiusura dell’ultimo giovedì di marzo a 15.338 punti, sotto la base della fase laterale disegnata dai minimi di 15.466 di inizio marzo e anche della media mobile a 200 giorni. Il trading range realizzatosi nell’ultimo mese assume ora i connotati di un pennant, figura che ha la caratteristica di trovarsi spesso a metà circa di quella che si dimostrerà essere l’intera tendenza. Il rischio che alla discesa dal top di fine gennaio a 17.983 punti ai minimi di inizio marzo a 15.406 ne faccia seguito un’altra di pari ampiezza con origine sui massimi del pennant, a 16.258, e con target a 13.700 circa è ora molto elevato. Conferme in questo senso verrebbero sotto 15.125, 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi di luglio 2012. Supporto intermedio a 14.855. Per ridimensionare i rischi di nuove discese sarebbe necessario il superamento di area 16.250, dove i prezzi si sono scontrati a più riprese nelle ultime settimane con la media mobile a 100 giorni.
Per tenere sotto controllo l’evoluzione del sentiment di mercato relativo all’Italia è opportuno seguire l’andamento del settoriale bancario. L’indice banche è sceso tra fine gennaio e fine marzo da 11.633 a 8.040 (-30% circa da confrontare con il -15% perso dall’Ftse Mib nello stesso periodo). La tenuta di 8.000 permetterebbe di considerare il ribasso dell’ultimo bimestre come una pausa della precedente salita che avrebbe comunque ancora possibilità di riprendere. Recuperi prima oltre 9.000, poi 9.500 renderebbero credibile un miglioramento non solo per il settore ma per tutta la Borsa. Sotto 8.000 la fase calante degli ultimi due mesi si dimostrerebbe invece capace di estendere almeno fino a 5.948, rendendo probabile un analogo storno fino a 12.295 dell’Ftse Mib.

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