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«Lo spread cala, il rigore resta»

Non vi è dubbio che la discesa dello spread al di sotto dei 300 punti base sia un’ottima notizia. Per il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli è il segnale che il rigore sta dando i suoi frutti. L’inversione del trend si avrà a inizio 2013. «Lo spread si riduce perché rispettiamo gli impegni». E tuttavia non è lecito ipotecare fin d’ora entità e destinazione dei risparmi in conto interessi, qualora lo spread si stabilizzasse al di sotto della soglia psicologica indicata dal presidente del Consiglio, Mario Monti: 287 punti, la metà esatta del livello massimo raggiunto un anno fa quando il suo governo si è insediato.
Al termine dei lavori dell’Ecofin, Grilli lancia segnali rassicuranti sull’economia italiana, il cui stato di salute – osserva – «è strutturalmente migliorato», come mostrano «gli importanti segnali di cambiamento sull’export che ha ripreso quote di mercato soprattutto nei confronti dei paesi emergenti». Al momento però nessun margine per politiche anticicliche: «Abbiamo la nostra strategia fiscale e la legge di stabilità conferma tutti i saldi». Per definizione, i risparmi sui tassi «non sono certi». Le regole europee non consentono di contabilizzarli per finanziare altre spese. Lo si stabilirà solo ex post, e la prudenza è d’obbligo. Dipende dal mercato, i tassi sono soggetti a una certa volatilità, «come purtroppo abbiamo visto in passato».
Dall’Ecofin giunge il riconoscimento che l’Italia è in linea con gli impegni di riduzione del deficit per il 2013 e il 2014. Un risultato che per il ministro dell’Economia è possibile conseguire perché il Governo ha messo in campo provvedimenti «che hanno questo obiettivo e che stanno dando i loro frutti». Quanto alla delega fiscale, l’aspettativa del Governo è che si proceda spediti verso l’approvazione, dopo lo stop della scorsa settimana. «Abbiamo segnali rassicuranti dal Senato. Non appena vi sarà il via libera, saremo in grado di finalizzare i relativi provvedimenti». Sulla questione delle concessioni delle spiagge, la convinzione di Grilli è che occorrano decisioni coerenti con la richiesta che giunge da Bruxelles: «Ci viene chiesto di privatizzare e di dismettere asset. Siamo impegnati a farlo».
In mattinata, nel corso del dibattito al Consiglio Ecofin, Grilli aveva ribadito il senso della posizione italiana sulla controversa questione della supervisione bancaria. Si tenta la volata finale nella prossima riunione in programma il 12 dicembre, per istruire il dossier in vista del successivo vertice dei Capi di Stato e di Governo. «Consideriamo il meccanismo di vigilanza bancaria unica e l’unione bancaria come una componente essenziale del ripristino della nostra credibilità sui mercati finanziari». Il fattore tempo è decisivo e Grilli ricorda come sia stato assunto in sede europea l’impegno ad attivare la nuova procedura dal 2013. La base di partenza è «l’eccellente lavoro della Commissione europea. Può rassicurarci che non sbaglieremo se procederemo lungo la linea proposta». Restano da rimuovere diversi macigni, in primis il tema della separazione tra le funzioni di politica monetaria e quelle di vigilanza bancaria affidate alla Bce. La posizione italiana è che occorra assicurare un trattamento equo tra “ins” e “outs”, senza ricorrere al meccanismo della doppia maggioranza, che invertirebbe la questione «conferendo un peso sproporzionato ai paesi non partecipanti all’euro». La convinzione di Grilli è che al netto dei rituali europei il dibattito evolva verso «posizioni che stanno convergendo, non divergendo», anche se sussistono «diverse sensibilità sulla tempistica».

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