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Lo spread BTp-Bund si sgonfia e le banche tornano a correre

Piazza Affari (+2,30%) miglior Borsa in Europa grazie soprattutto al rally del comparto del credito
Nelle ultime 24 ore la tempesta di agosto (che aveva portato lo spread tra il BTp e il Bund a 10 anni sui massimi dal 2013, ovvero da 230 a 292 punti base) può dirsi rientrata. Il differenziale di rendimento tra i due titoli di Stato – preso dagli operatori come termometro per misurare i livelli di tensione sul debito italiano – è arretrato da 248 a 233 (Reuters). Oppure da 264 a 250 (se la fonte è Bloomberg che utilizza il nuovo benchmark sui BTp). La sostanza non cambia: si tratta del sesto calo di fila che equivale a uno sgonfiamento di 60 punti base. Non siamo ancora ai livelli pre-governo (a inizio maggio lo spread era intorno a quota 180) ma è evidente che gli investitori sono tornati a comprare titoli italiani che, pur alle attuali condizioni migliorate, offrono comunque i rendimenti più attraenti dell’Eurozona (Grecia esclusa).
La nuova settimana finanziaria è iniziata bene per la carta italiana dopo che nel week end gli esponenti del governo hanno smussato i toni sul deficit da iscrivere nella prossima legge di bilancio, l’elemento in questo momento che preoccupa di più gli investitori. In particolare è stato il ministro dell’Economia Giovanni Tria a placare gli animi spiegando che lo spread migliorerà ulteriormente dopo l’approvazione della manovra finanziaria. I mercati hanno poi “preso nota” di un report di Morgan Stanley, decisamente ottimistico sul binomio BTp/Piazza Affari. Quanto al deficit la banca «ritiene che l’annuncio del 27 settembre (data prevista per l’aggiornamento del Def) probabilmente sarà intorno al 2,2% – si legge nel report -. Il cammino dovrebbe restare accidentato, ma pensiamo che il materializzarsi della nostra previsione arriverà probabilmente come un sollievo per i mercati».
L’istituto resta cauto sulla domanda strutturale di BTp nel lungo termine, ma con un possibile upside nel breve termine raccomanda agli investitori di posizionarsi «con un long tattico sul BTp a 10 anni contro il Bono» spagnolo. Positivo il giudizio anche degli analisti di NatWest Markets secondo i quali, riporta Bloomberg, è tempo di considerare una posizione «aggressivamente lunga» sulle scadenze a 5 anni in quanto l’umore del mercato migliora.
Al coro delle valutazioni positive si è unita Mediobanca secondo cui lo spread scenderà fino a circa 220 punti base, anche se il valore corretto, quello espresso dai fondamentali dell’Italia, dovrebbe essere compreso tra 100 e 150 punti base. Come dire che il “costo della politica” ammonta a circa 70 punti base in più di spread.
Per quanto riguarda l’azionario italiano, Morgan Stanley pensa che un alto grado di incertezza sia già incorporato nei prezzi e l’assenza di ulteriori «cattive notizie» sarà sufficiente a guidare un rally «di sollievo» per le azioni e le banche. «L’azionario italiano appare troppo a buon mercato relativamente agli spread dei BTp e la nostra stima di base per quest’ultimo suggerisce un potenziale di PE re-rating del 12% dell’indice Msci Italia. Rimaniamo selettivi e preferiamo banche con base patrimoniale più forte e utili più resilienti».
Toni che hanno messo le ali ai titoli bancari quotati sul listino milanese. Il Ftse Ita Banks è balzato ieri del 4,2% portando a +9% il rimbalzo dell’ultima settimana. Forti acquisti anche sulle utility (+3,2%) che hanno spinto l’indice generale a chiudere a +2,3%, segnando nettamente la migliore performance in Europa (Eurostoxx +0,48%). Da inizio anno però Piazza Affari resta in passivo (-4,28%). Siamo ancora lontani dai massimi di periodo toccati il 7 maggio quando sull’agenda degli investitori il tema del deficit, così come quello di una maggioranza di governo Lega-M5s, non erano contemplati. In quel momento il listino italiano poteva fregiarsi del titolo di migliore Borsa al mondo da inizio anno con un apprezzamento del 12,5%, allora perfino superiore a quello che oggi sfoggia il Nasdaq dei record.

Vito Lops

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