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Lo spread BTp-Bund sfiora i 400 punti

Lontano da riflettori, quando le luci di fine giornata hanno cominciato ad affievolirsi sui mercati, gli spread dei paesi periferici sotto attacco hanno dato il peggio di sè. Il divario tra i BTp decennali e i Bund di uguale durata ha toccato un nuovo record attorno alle 20: 397 punti base, un soffio da quota 400 già sfondata dalla Spagna, che alla stessa ora viaggiava attorno a 406 punti. Il divario tra i rendimenti dei due paesi si sta chiudendo sempre di più e ieri, in alcuni momenti della giornata, è sceso sotto 10 punti. A ben guardare, comunque, il rendimento sul BTp decennale galleggia ormai da un paio di giorni tra il 6,26 e il 6,27%; quello che sta andando a picco è il rendimento sul Bund a dieci anni, che ieri ha segnato un altro record fermandosi al 2,3 per cento.

È la conferma che la reazione dei mercati è scattata solo dopo le dichiarazioni del presidente della Bce, Jean Claude Trichet. Non ha fugato i dubbi sull'acquirsi della crisi del debito europeo, non ha dato un segnale chiaro sulla politica monetaria: l'attenzione resta sulla stalibilità dei prezzi, senza escludere un aumento dei tassi ma in realtà senza neanche confermarlo. Le misure annunciate a sostegno della stabilità finanziaria – che resta un onere principale a carico dei singoli Stati e non della Bce – mostrano sin da ora di non poter essere troppo efficaci e per di più rivelano la spaccatura all'interno della banca centrale, visto che non sono passate all'unanimità. La risposta del mercato è stata inequivocabile: più che continuare a vendere titoli italiani e spagnoli, si è buttato a capofitto sui Bund spingendo al ribasso i rendimenti (quello decennale in una settimana è passato dal 2,7 a 2,3 per cento). E questo ha portato anche il divario con i rendimenti dei titoli di Stato francesi alla soglia record di 86 punti base.

La mattinata era iniziata sotto auspici migliori: Borse in rialzo, lo spread Italia-Germania in progressiva chiusura tanto da scendere sotto i 350 punti base. Gli operatori non avevano grandi aspettative sul discorso in Parlamento del premier Silvio Berlusconi e, dunque, in linea di massima lo hanno considerato poco. La calma era quella che precedeva la tempesta: i tagli ai tassi annunciati dalla banca centrale svizzera mercoledì e dalla banca centrale giapponese ieri mattina avevano fatto sperare in un segnale più deciso da parte di Trichet, per cui il mercato è rimasto per diverse ore con il fiato sospeso.

«La ripresa del piano di acquisto dei titoli di debito pubblico sul mercato secondario potrà avere solo un effetto indiretto e quindi limitato per Italia e Spagna – commenta Sergio Capaldi, strategist di Intesa Sanpaolo –. Ieri gli acquisti sono tornati solo su Irlanda e Portogallo: la Bce in questo mondo spende meno per rilevare titoli di questi paesi ottenendo un effetto sensibile, con una compressione dei rendimenti che poi si riflette a cascata anche sui titoli di Spagna e Italia. Se dovesse comprare i titoli italiani la spesa sarebbe molto più elevata con un effetto meno evidente».

Ieri l'asta spagnola sui Bonos a 3 e 5 anni è andata bene: sulla prima durata la domanda è stata di 2,14 volte l'offerta, pari a 2,2 miliardi. Sulla seconda 2,4 volte su un'offerta di 1,1 miliardi. I rendimenti sono stati in aumento, ma meno di quanto avvenuto la scorsa settimana per l'Italia: sui tre anni il tasso è salito da da 4,29 a 4,81%, mentre per i BTp a 3 anni si era passati da 3,68 a 4,8 per cento. Sui 5 anni i tassi sui Bonos sono aumenti da 4,87 a 4,98%, mentre per i BTp da 3,9 si era passati a 4,9 per cento. Ieri anche la Spagna, dopo l'Italia, ha comunque cancellato l'asta a lungo termine di metà agosto. Il minor aumento dei rendimenti, assieme alla chiusura dello spread tra i due paesi, mostra che il mercato sta lentamente riconoscendo più credibilità alla Spagna; la quale ha un debito tra i più bassi in Europa, è vero, ma aveva risentito di più della crisi per l'esposizione delle banche sul settore immobiliare. Le misure adottate (come la fusione tra vari gruppi bancari) assieme al passo indietro di Zapatero sono stati apprezzati dal mercato.

«C'è stato qualche passaggio nel discorso del premier Berlusconi che ha destato attenzione – osserva però Capaldi –. Quando ad esempio ha prospettato una riduzione del fabbisogno già entro la fine di quest'anno. Se ciò avvenisse (con una manovra correttiva) avrebbe un effetto sensibile sul mercato. Il tema vero, infatti, è la sfiducia nella capacità dell'Italia di fare ciò che annuncia. Basta un esempio: il consensus del mercato stilato da Bloomberg indica un target del rapporto deficit/Pil 2012 al 3,3%, ben al di sopra di quanto prospettato nella manovra e pari al 2,4 per cento».
 

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