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Lo spread BTp-Bund risale a 300

di Celestina Dominelli

L'asta del giorno-dopo il varo della manovra è andata bene, ma senza suscitare entusiasmi. Il Tesoro ha collocato ieri 6,7 miliardi di BTp a 3-10 anni e 994,5 milioni di CcTeu a 7 anni raccogliendo una domanda che è stata definita «buona» dai traders – ma certo non eclatante – per complessivi 10,3 miliardi euro a fronte dei 7,73 in offerta. I titoli sono stati venduti con rendimenti in sensibile calo rispetto alle aste di fine luglio, ma sopra i livelli di giugno. Il costo del finanziamento del debito pubblico, quindi, prova ad imboccare la strada della discesa sul mercato primario anche se ieri lo spread tra i BTp decennali e i Bund tedeschi è stato protagonista di una forte altalena che ha spinto il differenziale a superare i 300 punti base fino a una massimo di seduta di 302 per poi ripiegare, in chiusura, a 297,1 punti e a rendimenti comunque sopra il 5%. Secondo gli operatori, la Bce è stata vista acquistare titoli italiani dopo l'asta con il risultato di una riduzione del differenziale con quelli tedeschi. «Francoforte interviene solo sui picchi di volatilità – ha spiegato un operatore – Quando si è toccato quota 300 punti si è notato un aumento della domanda di BTp e subito un restringimento dello spread». Tuttavia va detto che il Bund è finito ieri sotto i riflettori per via di forti acquisti che hanno dunque contribuito a mantenere il differenziale in area 300 punti base.

Nel dettaglio i nuovi BTp decennali, con scadenza 01/03/2022, sono stati assegnati con un rendimento lordo del 5,22% (-0,55 centesimi rispetto all'ultimo collocamento) e hanno totalizzato richieste per 4,7 miliardi di euro (3,7 mld l'importo poi assegnato). Per i decennali il prezzo di aggiudicazione è stato di 98,75 euro e 25 gli operatori partecipanti al collocamento. Più marcata la discesa del rendimento fatta registrare dai BTp triennali, scadenza 01/07/2014. Per la terza tranche, infatti, il rendimento lordo si è attestato a quota 3,87%: il calo di ben 92 centesimi ha così permesso di superare al ribasso la soglia psicologica del 4% lordo. Per i BTp triennali, poi, la richiesta è stata di 3,93 miliardi a fronte di un'assegnazione pari a 2,989 miliardi (prezzo di aggiudicazione a 101,09 euro e 6,48 miliardi di importo attualmente in circolazione). Infine ribasso di 13 punti base sulla precedente asta anche per il CcTeu: la nona tranche del titolo, con scadenza 15/04/2018, è stata venduta al 4,53% per un ammontare pari a 994,5 milioni di euro (la domanda ha toccato quota 1,659 miliardi). Per i CcTeu il prezzo è stato di 89,13 euro e l'importo in circolazione è ora di 9,7 miliardi di euro (24 invece gli operatori che hanno preso parte al collocamento). «È stata positiva l'accoglienza che c'è stata per il benchmark decennale», ha spiegato un trader che promuove la strategia del Tesoro «di offrire una prima tranche non pesantissima. È una scelta che si è rivelata premiante». Tuttavia ricorda Chiara Manenti di Intesa Sanpaolo, che giudica comunque positivamente l'ultimo collocamento, «ci sono rimborsi pesanti sui BTp in settembre, 17,9 miliardi a inizio mese, 14,5 a metà mese. Nel pre-asta c'è stata un pò di volatilità sul nuovo decennale, ma alla fine un 5,22% di rendimento mi sembra un pò inferiore a quello che si vedeva nel grey market. Il 3 anni – aggiunge – rimane invece un titolo conveniente, con rendimento marginalmente alto come "fair value": può essere che con le prossime aste e l'aumento dei volumi il rendimento vada a riallinearsi. Positivo invece che sia stato collocato quasi il massimo sul CcTeu, visto che gli interventi della Bce non hanno interessato il tasso variabile, e che il 2018 non abbia vissuto una fase di pre-asta particolarmente volatile». Più cauto Peter Chatwell di Credit Agricole: «L'andamento del mercato secondario sul vecchio BTp segnala qualche tensione nell'assorbimento della carta, con il titolo che ora rende il 5,12%, mentre il Bund segnala un rally con il rendimento in flessione. Credo che il mercato perderà probabilmente un pò di fiducia a seguito di quest'asta finché il decennale italiano non si stabilizzerà, il che è nelle mani della Bce».

 

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