Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Lo Spid entra in metà dei servizi pubblici

Non basta la crescita del 134% che Spid ha fatto registrare quest’anno, arrivando a quasi 13 milioni di identità digitali rilasciate dai nove identity provider contro gli oltre cinque milioni del 2019, per dire che il sistema funziona. Certo, la recente crescita del Pin unico (come Spid venne presentato dal Governo quando debuttò nel marzo 2016), dovuta soprattutto alla necessità di accedere alle misure anti-Covid – dal bonus bay sitting a quello per le bici, quest’ultimo con un click day andato in tilt -, ha rivitalizzato uno strumento che fatica ad aver presa sui cittadini e anche sulle pubbliche amministrazioni che dovrebbero mettere i loro servizi a portata di identità digitale. Le potenzialità sono, però, tante, come evidenzia la prima ricerca del neonato Osservatorio digital identity del Politecnico di Milano che sarà presentata venerdì e come si capisce dal confronto con il resto d’Europa.

Se ci si concentra sui sistemi di identità digitale che permettono l’accesso ai servizi pubblici – tralasciando altri strumenti di riconoscimento necessari per l’ingresso, per esempio, nei social o nelle piattaforme di commercio online e che pure attestano un’identità, per quanto con modalità più problematiche e meno sicure – ci si rende conto che al momento nel nostro Paese ci sono due “chiavi” per entrare in casa della pubblica amministrazione: Spid e carta di identità elettronica. La Cie è in possesso di oltre 18 milioni di cittadini, ma non si può dire che tutti la usino anche come identità digitale. Quest’ultima modalità è, infatti, legata a un’applicazione – CieId – lanciata la scorsa primavera e scaricata da alcune centinaia di migliaia di utenti. «Ancora, però, non disponiamo di numeri precisi – sottolinea Giorgia Dragoni, direttore dell’Osservatorio digital identity – per valutarne la diffusione e l’utilizzo». C’è poi da capire meglio il dualismo fra i Cie e Spid: alcuni considerano i due sistemi concorrenti, altri sinergici.

Poiché sono sempre più in ombra le carte nazionale di servizi, legate prevalentemente alla tessera sanitaria, l’identità digitale dell’e-government nostrano in questo momento si appoggia, dunque, soprattutto su Spid, che nonostante le improvvise accelerazioni, va avanti con il freno tirato. «Rischia di essere – sottolinea a ricerca – una chiave universale utilizzata solo all’occorrenza, per accedere a bonus e iniziative spot» e non per un dialogo costante con la pubblica amministrazione.

Diversi i problemi. Le stesse Pa hanno risposto tiepiedamente all’appello: a oggi sono 5.300 quelle che hanno reso accessibili i loro servizi con Spid, «numero ben lontano – afferma l’Osservatorio – dall’obiettivo dichiarato da Agid (Agenzia per l’Italia digitale, che sovrintende a Spid, ndr) di 10mila amministrazioni aderenti entro il 2020». Inoltre, gli uffici pubblici a fine 2019 avevano speso 7,5 milioni di euro per adeguare le loro infrastrutture tecnologiche a Spid. «Si tratta di poche risorse – commenta Dragoni – e questo può dare il segno della penetrazione dell’identità digitale nella Pa».

Ci sono, poi, i privati che hanno deciso di riconoscere Spid come sistema di accesso ai loro servizi: al momento sono solo dodici. Sapere che il Pin unico apre le porte non solo della Pa ma anche, per esempio, delle imprese, potrebbe essere un’ulteriore spinta alla sua diffusione.

Pertanto, raccomanda la ricerca, è «fondamentale una strategia organica di gestione del panorama delle identità digitali, nate sia in ambito governativo che business, in modo che non si posizionino come silos indipendenti che evolvono caoticamente in direzioni opposte, ma come tasselli di un mosaico più armonico». Con l’unico obiettivo di soddisfare il diritto a un’identità digitale sicura e certificata.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Si conclude, alla Camera, la partita della giustizia. Con la doppia fiducia messa sulla riforma del...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Prima di pensare alla finanza decentralizzata basata su bitcoin, come promesso da Jack Dorsey, Squa...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Banca Progetto, istituto digitale specializzato in servizi per le Pmi e la clientela privata, ha ch...

Oggi sulla stampa