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Lo spesometro mette nel mirino chi non fattura

A ben guardare c’è un neo nella strategia delle lettere per la compliance, che in linea generale hanno visto percentuali molto elevate di risposta da parte dei destinatari. La sensibilità dei contribuenti raggiunti da alert su dichiarazione Iva, 730 o il modello 770 non è stata la stessa delle comunicazioni sullo spesometro. Già, perché come evidenziato nella conferenza stampa sui risultati 2015 delle Entrate (si veda Il Sole 24 Ore di ieri), lo spesometro si è fermato a un misero 6% di risposte (817 su 13.626).
La lettera per lo spesometro è costituita da un prospetto riepilogativo delle anomalie in modo da consentire al destinatario o al suo intermediario di valutare la correttezza dei dati in possesso delle Entrate e presentare una dichiarazione integrativa, oppure fornire elementi, fatti e circostanze per giustificare le riscontrate anomalie. Il ravvedimento operoso o la giustificazione delle anomalie rappresentano le chance per evitare i controlli.
La domanda, però, è: ora che succede a chi ha deciso di non mettersi in regola con la propria posizione? La conseguenza potrebbe essere il lato oscuro dell’accertamento, tanto per citare l’espressione utilizzata dalla direttrice delle Entrate, Rossella Orlandi, anche se, come sottolineato dal presidente dell’Ordine dei commercialisti di Milano, Alessandro Solidoro, «non occorre agitare lo spauracchio della faccia peggiore dell’Agenzia per spingere più contribuenti infedeli ad emergere e mettersi in regola con gli adempimenti fiscali».
In realtà è necessario fare un piccolo passo indietro e andare a quanto era emerso nel corso dell’ultima edizione di Telefisco. Già in quella occasione Orlandi aveva indicato quale poteva essere la strada da seguire: «Lo spesometro evidenzia moltissime anomalie su cui stiamo lavorando per individuare situazioni di tipo frodatorio e continueremo nei prossimi mesi per far capire che non registrare fatture è un comportamento sciocco perché emerge dal confronto tra banche dati».
Ecco che, quindi, lo spesometro e l’incrocio delle banche dati diventano il veicolo attraverso cui l’agenzia delle Entrate punta a stanare i fornitori che hanno “dimenticato” (per usare un eufemismo) di registrare le fatture o le hanno registrate per importi più bassi. Un percorso per far emergere il nero attraverso appunto l’incrocio dei dati comunicati dai clienti con quelli dichiarati dai fornitori .
Non bisogna, però, dimenticare i ritocchi che la disciplina sullo spesometro ha subito nel corso del tempo e che potrebbero determinare proprio per gli esoneri previsti (soprattutto nella fase di debutto della trasmissione dei dati) a informazioni carenti di alcuni dettagli.
Del resto la qualità dei dati rappresenta un obiettivo indicato dall’Agenzia tra le strategie del 2016. Ma non solo perché l’altra sfida è quella di implementare la capacità di analisi dei dati, proprio nell’ottica di arrivare a una valorizzazione del patrimonio informativo a disposizione del fisco. A questo si aggiunge anche la nuova prospettiva che potrebbe aprirsi dal prossimo anno con l’estensione della fattura elettronica a privati (anche se sarà opzionale). In questo caso, però, si potrebbe lavorare maggiormente sul fronte della prevenzione piuttosto che sul controllo ex post, con uno sguardo puntato sempre sulla necessità di bloccare sul nascere i fenomeni di frode che anche a livello comunitario sono riconosciuti come il principale volano di evasione dell’Iva.

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