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Lo spesometro in crisi

Spesometro in crisi per gli acquisti da non residenti. Queste operazioni hanno una doppia valenza per il cessionario o committente nazionale, da un lato debitore dell’Iva che deve applicare con l’autofattura o integrando la fattura del fornitore straniero, ma dall’altro destinatario di un acquisto. Dovrebbero quindi essere rappresentate sia fra le operazioni attive sia fra quelle passive. Le istruzioni di compilazione, però, non permettono di capire esattamente come debba essere compilato il modello polivalente e sono indispensabili ulteriori chiarimenti.

Il quadro FE. Nel quadro FE, relativo alla comunicazione in modalità analitica delle fatture emesse, figura la casella «Autofattura», che secondo le istruzioni «va selezionata in caso di autofatture emesse in ottemperanza al disposto dell’articolo 17, secondo comma, del dpr n. 633 del 1972 a seguito di un acquisto da un soggetto non residente senza stabile organizzazione che non si sia identificato direttamente o non abbia nominato un rappresentante fiscale». Qui si annida un’imprecisione: dopo la riforma del 2010, il soggetto passivo nazionale che acquista beni o servizi da un soggetto non residente è sempre tenuto a emettere l’autofattura (oppure a integrare la fattura del cedente o prestatore, se questi è un soggetto Ue), e non solo nel caso in cui il fornitore non possieda stabile organizzazione, identificazione diretta o rappresentante fiscale in Italia. Passando alla rappresentazione di questa operazione nel quadro FE, si dovrebbe ritenere che si debba indicare, quale numero di partita Iva del cliente, lo stesso numero di partita Iva del cessionario o committente dichiarante, anche se questa precisazione viene fornita dalle istruzioni solo nel periodo successivo, relativo alle autofatture per autoconsumo di beni. Si dovrebbe inoltre ritenere che allo stesso modo occorra indicare i dati nel caso in cui il soggetto passivo nazionale non abbia emesso autofattura, ma integrato la fattura del fornitore estero. Infine, si rileva che la casella «Autofattura» non è presente nel quadro FA, relativo alla comunicazione in modalità aggregata delle fatture emesse. Dovrebbe dedursene che tale modalità non è ammessa per le autofatture in parola, anche se nulla è detto nelle istruzioni.

Quadro FR. In questo quadro devono essere comunicate le fatture ricevute. Anche qui c’è la casella «Autofattura», che deve essere selezionata «in caso di autofatture emesse per operazioni rientranti nella fattispecie disciplinata dagli articoli 7-bis e 7-ter del dpr n. 633 del 1972 in mancanza degli elementi identificativi del fornitore non residente». Il primo dubbio riguarda la «mancanza» di tali elementi identificativi, presupposto per la segnalazione della condizione «autofattura». Non si comprende difatti a quali dati si faccia riferimento (per esempio, il possesso del numero di partita Iva del soggetto estero?) e, di conseguenza, come ci si debba comportare nel caso in cui questi dati siano invece conosciuti. Non si dimentichi, come detto, che l’autofattura va fatta anche se il soggetto estero ha una partita Iva in Italia. Il secondo dubbio riguarda poi le norme citate: perché solo le fattispecie dell’art. 7-bis (cessioni di beni) e dell’art. 7-ter (prestazioni di servizi in genere)? E se si trattasse, per ipotesi, di autofatture per acquisti di servizi su immobili, rientranti nell’art. 7-quater?

Quadro SE. Nelle istruzioni è scritto che il quadro SE, intestato «acquisti da non residenti – acquisti da operatori residenti nella repubblica di San Marino», «accoglie la comunicazione delle prestazioni di servizi documentate da fatture ricevute da soggetti extracomunitari di cui agli artt. da 7-bis a 7-septies del dpr 633/1972, per le quali, all’atto della registrazione della fattura, devono risultare i dati del prestatore». Anche qui, i dubbi sono più di uno. Perché si parla solo di acquisti di servizi? Perché si richiama l’art. 7-bis, che riguarda solo le cessioni di beni? Perché si richiamano gli articoli 7-sexies e 7-septies, che riguardano le prestazioni effettuate nei confronti di privati consumatori? E infine: perché solo gli acquisti da fornitori extracomunitari? Quesiti che, in parte, sono stati rilanciati ieri in un comunicato di Assosoftware.

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