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Lo spesometro con via di fuga

di Franco Ricca 

Con i pagamenti Pos, lo spesometro «perde» i collegamenti negoziali: gli operatori finanziari, tenuti a comunicare gli acquisti fatti da privati consumatori e pagati con carta di credito, si limiteranno infatti a segnalare le operazioni di importo non inferiore a 3.600 euro, in quanto non sono in grado di verificare eventuali legami di più operazioni di singolo importo «sotto soglia». Per le operazioni soggette al regime del margine sui beni usati, si potrà considerare (e comunicare nello spesometro) l'intero corrispettivo della vendita, e non soltanto il margine, peraltro non calcolabile nel caso di applicazione del metodo globale. Sono alcune risposte in materia di comunicazione telematica delle operazioni Iva di importo non inferiore a 3.000 euro, ai sensi dell'art. 21 del dl n. 78/2011, fornite dall'agenzia delle entrate ieri, nel corso del Videoforum ItaliaOggi-Ipsoa.

Operazioni nel regime

del margine

Nella circolare n. 24 del 31 maggio 2011, illustrando a tutto campo l'adempimento istituito dall'art. 21 del dl n. 78/2010 e attuato con il provvedimento dell'agenzia delle entrate del 22 dicembre 2010, è stato chiarito che, nel caso di operazioni rientranti nel regime del margine per i rivenditori di beni usati, di oggetti d'arte, di antiquariato o da collezione (art. 36, dl 41/95), deve essere indicata nello «spesometro» la sola base imponibile cui è riferibile l'imposta, restando non rilevante la quota parte fuori campo Iva. In ordine alla precisazione della circolare, si è però osservato che, da un lato, così procedendo, la spesa non viene rilevata per l'effettivo ammontare, ma solo per una parte, spesso di gran lunga inferiore; dall'altro, che nel caso di applicazione del metodo globale, il margine non è calcolato analiticamente per ciascuna operazione, ma periodicamente, raffrontando la massa delle vendite e degli acquisti del periodo, sicché non è possibile rispettare l'indicazione. Riconoscendo fondate queste osservazioni, l'agenzia ha risposto ieri di ritenere condivisibile la soluzione di far comunicare l'intero corrispettivo, senza distinguere la parte imponibile, non imponibile o non soggetta, percepito per ciascuna operazione, nel presupposto della rilevanza dell'operazione stessa, nel suo complesso, ai fini dell'Iva. Pertanto, l'agenzia ritiene che non sia in contrasto con la norma «la comunicazione dell'intero corrispettivo relativo alla cessione di ciascun bene usato, se di importo pari o superiore a 3.000 euro (25.000 per il 2010), indipendentemente dal metodo di calcolo del margine (analitico, forfetario o globale) e, sulla base dei medesimi criteri, di estendere l'obbligo di comunicazione dell'intero importo anche agli acquisti superiori ai predetti limiti se effettuati da soggetti passivi Iva». Al di là del tenore letterale della precisazione, che parrebbe ammettere, in via facoltativa, la comunicazione dell'intero importo (in luogo del solo margine), è da ritenere che si tratti di una soluzione necessaria, alla luce delle considerazioni di cui sopra.

Pagamenti Pos

Con il dl 98/2011, la norma istitutiva dello spesometro è stata integrata al fine di stabilire che l'obbligo di comunicazione delle operazioni «sopra soglia», effettuate nei confronti di contribuenti non soggetti passivi dell'Iva, quando il pagamento dei corrispettivi sia effettuato mediante carte di credito, di debito o prepagate emesse da operatori finanziari soggetti all'obbligo di comunicazione di cui all'art. 7 del dpr 605/73, è adempiuto, anziché dagli esercenti, dagli stessi operatori finanziari, con le modalità successivamente stabilite con il provvedimento dell'agenzia delle entrate del 29 dicembre 2011. Questa disposizione introduce una situazione peculiare nei riflessi dell'adempimento, caratterizzata da oggettive difficoltà di applicare la disciplina generale. È il caso delle c.d. operazioni collegate, che secondo il provvedimento dell'agenzia delle entrate devono essere comunicate quando il loro ammontare complessivo risulta superiore alla soglia di rilevanza, ancorché ciascuna operazione, isolatamente considerata, non superi la soglia. È evidente, infatti, che se l'obbligo è posto a carico di un soggetto estraneo all'operazione, qual è l'operatore finanziario, questi non sarà in grado di apprezzare le circostanze e verificare l'esistenza di un eventuale collegamento fra singole operazioni «sotto soglia», al fine di darne comunicazione ove l'ammontare complessivo sia invece superiore.

L'Agenzia delle entrate ha confermato ieri che, in questo caso, l'operatore finanziario, non essendo in grado di rilevare gli eventuali collegamenti in base all'estratto conto, comunicherà solo le operazioni non inferiori alla soglia di 3.600 euro. Di conseguenza, le singole transazioni «sotto soglia», ad esempio il pagamento di un acconto di 2.000 euro e il successivo saldo di 2.000 euro, non saranno segnalate, ancorché collegate. Va da sé che le modalità di pagamento tracciabili consentono comunque all'amministrazione, per altra via, di risalire alle operazioni.

Sempre in merito ai pagamenti Pos, l'Agenzia ha inoltre chiarito che, indipendentemente dall'emissione o meno della fattura, gli acquisti fatti da privati e pagati con carta di credito devono essere comunicati solo dagli operatori finanziari al raggiungimento della soglia di 3.600 euro.

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