Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Lo spauracchio “aiuti di Stato” superato con tre anni di ritardo

«Le tecnicalità le troveremo dopo. Ora è importante superare lo scoglio degli aiuti di Stato, poi non sarà difficile strutturare nel modo migliore il veicolo». I funzionari di Via XX settembre che si dedicano da sette mesi al progetto della “bad bank” ripetono questo ai loro consulenti, quattro banche d’affari che da mesi offrono spunti senza alcun mandato, proprio perchè lo scoglio degli “aiuti” rischiava di far naufragare tutto.
Da luglio, però, il dossier ha preso il suo abbrivio, e nelle prossime ore potrebbe sbloccarsi grazie a un semplice schema adottato per convincere i guardinghi inquilini di Palazzo Berlaymont che garantire con qualche miliardo di euro di fondi pubblici le emissioni del veicolo chiamato a risanare i crediti delle più malmesse banche tricolori non costituirà un assist dell’Italia ai suoi istituti. Lo schema sembra semplice e lineare: «le garanzie devono avere una remunerazione di mercato – racconta un banchiere – e l’Italia dovrà inserire nel dossier bad bank prezzature simili offerte in transazioni tra soggetti privati». Senza le garanzie statali, tra l’altro, i titoli della bad bank non possono essere scontati presso la Bce in cambio di denaro sonante (e anche questo è un possibile aiuto di Stato: perchè dopo la cartolarizzazione sarebbero equiparati, a Francoforte, a titoli europei in bonis con rating elevato). A spanne, il costo di mercato di simili garanzie dovrebbe aggirarsi su uno 0,4- 0,5% annuo, il differenziale tra il tasso di rifinanziamento Bce e un’emissione tripla A.
E’ un concetto, quello di aiuti di Stato, che la Commissione ha ampliato a dismisura; spesso a danno dell’Italia. Sui dossier bancari – il prestito pubblico a Mps, i progetti di bad bank e di intervento del Fondo tutela depositi nelle dissestate Banca delle Marche, Bpel, CariFerrara – lo spauracchio degli “aiuti” è stato brandito negli ultimi mesi, con una severità che è parsa dimenticare le centinaia di miliardi irrorate dai governi di Germania, Spagna, Irlanda, Gran Bretagna per rilanciare i loro sistemi bancari e riavviare le economie patrie.
L’Italia, purtroppo, si è gingillata per anni con i mantra per cui le sue non erano mai fallite, ed erano più solide perchè attive sui mestieri tradizionali. Così dicendo, il suo sistema è stato travolto dalla recessione, che ha impaludato l’erogazione del credito e riempito di prestiti inesigibili i bilanci bancari. «Siamo in ritardo di tre anni», ha detto Padoan alla platea di Cernobbio parlando della bad bank. E ha aggiunto: «Il paese che esce più rapidamente da una crisi è quello che mette a posto il suo sistema finanziario», citando Usa e Spagna, «quest’ultima spesso ricordata per la riforma del mercato del lavoro ma che è uscita dalla crisi perché ha seguito il modello Usa di risanamento delle banche facendolo gravare sulla finanza pubblica». Un metodo che ora è perfino vietato: perchè da gennaio vigeranno in Europa le regole del bail-in, che fa pagare ad azionisti e obbligazionisti le ricadute dei crac bancari.
Anche dopo il nulla osta di Bruxelles, però, non sarà finito il lavoro che i tecnici del Mef e di Banca d’Italia hanno in cantiere con i loro consulenti (Boston Consulting per la vigilanza, mentre per il Tesoro concorrono al mandato Deutsche Bank, Bofa, Goldman Sachs e Mediobanca). Le “tecnicalità” saranno decisive per decretare l’effettiva efficacia della lavatrice bancaria a ripulire i libri degli istituti e rilanciare il credito. Un passaggio principale, si dice, sarà la prezzatura delle sofferenze da conferire al veicolo.
Formalmente potrebbero essere circa 60 miliardi ma in realtà molto meno, perchè gli Npl senza collaterali valgono circa un decimo del nominale, quelli con garanzie reali (come i mutui) possono valere fino metà dell’importo. Anche il prezzo di trasferimento degli Npl cela possibili aiuti di Stato, perchè determina chi subirà la futura perdita: se le banche che cedono i crediti o il veicolo che li compra, e che dovrebbe partire con 3-4 miliardi di capitale. Chi lo metterà? Uno degli schemi prevede la divisione in parti simili tra il Tesoro, la Cassa depositi, le stesse banche conferitrici (l’identikit ruota su Mps e le grandi e medie popolari) e una manciata di fondi e operatori specializzati come Fortress (Uccmb), Credito fondiario, Italfondiario, Prelios.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Maximo Ibarra ha rassegnato le sue dimissioni da Sky Italia per diventare amministratore delegato e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non cede all’ottimismo il ministro dell’Economia Daniele Franco che punta l’indice sui due pun...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

In punta di diritto: la contrarietà a un giudicato nazionale, nel contesto del giudizio di ottemper...

Oggi sulla stampa