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Lo scudo fiscale non evita la confisca

Non basta lo scudo fiscale a evitare la confisca di prevenzione. È escluso che il denaro rientrato in Italia possa essere considerato provento lecito: manca la prova che la provvista sia correlata alle violazioni finanziarie non più perseguibili. Spetta all’interessato indicare elementi specifici in base ai quali desumere che i capitali rimpatriati corrispondono soltanto a quelli oggetto dei reati tributari contestati. E ciò al di là della veste che il soggetto assume nel procedimento di prevenzione: l’onere di allegazione, dunque, compete al terzo interessato oltre che al soggetto proposto per la misura. Così la sentenza 32255/21 del 26/8 della Cassazione.

Condotta rilevante. Diventa definitivo il provvedimento ablativo che ha colpito i cespiti intestati agli eredi di un uomo dichiarato a suo tempo socialmente pericoloso per una sfilza di condanne: bancarotta e insolvenza fraudolenta, ricettazione, truffa, falso, assegni a vuoto. Troppo modesti i redditi ufficiali della famiglia per potersi permettere l’acquisto di un complesso immobiliare. Né si può ritenere provento lecito il denaro rimpatriato dalla Svizzera con lo scudo fiscale solo perché il ritorno in Italia è assistito dall’estinzione di ogni effetto amministrativo, tributario e penale connesso alla disponibilità del capitale. Non è vero che la regolarizzazione è definitiva e assoluta, tanto da precludere qualsiasi utilizzo della condotta sottesa in ambito giudiziario.

Senza giustificazione. Il fatto che la disponibilità del denaro all’estero non sia perseguibile non esclude che, per evitare la confisca, si debba indicare che le somme regolarizzate corrispondono unicamente al frutto dei reati tributari non più punibili grazie al decreto legge 102/09; una giustificazione che non risulta fornita dalla compagna del de cuius: la coppia nel 2008 compie distrazioni patrimoniali a danno di una società. L’onere di allegazione ricade anche sul terzo perché bisogna capire se il denaro detenuto all’estero sia frutto di reati espressione della pericolosità sociale generica che non coincidono con i reati tributari protetti dallo scudo, con una provvista costituita magari grazie ai familiari conniventi.

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