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Lo scudo dei fondi Ue per 8,6 milioni di lavoratori in Italia

Con 8,6 milioni di persone sostenute e 2,8 miliardi di risparmi sugli interessi, è l’Italia il Paese europeo che ha maggiormente beneficiato di Sure, il fondo lanciato da Bruxelles a inizio pandemia per finanziare gli ammortizzatori sociali messi in ginocchio dal Covid. «Il programma ha avuto un ruolo cruciale nella protezione dei lavoratori dipendenti e autonomi », afferma il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, padrino della rivoluzionaria operazione finanziaria. D’altra parte Sure può anche essere visto come un apripista del Next Generation Eu, in quanto esattamente come farà il Recovery da 750 miliardi raccoglie i finanziamenti da girare ai governi con i nuovi Eurobond. E i titoli europei in questi mesi sono premiati dagli investitori tanto da essere stati piazzati a tassi negativi. Un buon viatico per il Recovery. «Sure – nota Gentiloni – offre un esempio incoraggiante di ciò che la solidarietà europea può offrire ai nostri cittadini ».
La relazione pubblicata a Bruxelles al termine del primo semestre di Sure – lanciato lo scorso 22 settembre – spiega che a febbraio 90 dei cento miliardi del fondo erano già stati rastrellati sui mercati e riversati ai governi. In totale il risparmio sugli interessi del quale hanno beneficiato le capitali è di 5,8 miliardi. A beneficiare dei fondi sono stati 18 soci dell’Unione. L’Italia è il Paese che ha ricevuto più finanziamenti, ovvero 27,4 miliardi. Seguono Spagna (21,3 miliardi) e Polonia (11,2). E metà dei risparmi sui tassi hanno favorito proprio il nostro Paese, con 2,8 miliardi su 5,8 totali.
Nel complesso, Bruxelles calcola che Sure abbia sostenuto nel 2020 tra i 25 e i 30 milioni di lavoratori in Europa tra dipendenti (21 milioni) e autonomi (5 milioni) e fino a 2,5 milioni di imprese. Solo in Italia il programma ha aiutato 8,6 milioni di persone, ovvero il 34% della forza lavoro totale tra dipendenti (7 milioni) e autonomi (1,6 milioni).
Per Bruxelles Sure ha avuto successo nell’attenuare il grave impatto socio-economico causato dalla crisi economica scatenata dal Covid, contribuendo a garantire che l’aumento della disoccupazione nei paesi beneficiari sia stato notevolmente inferiore rispetto alla recessione provocata dalla crisi finanziaria dello scorso decennio, nonostante il calo del Pil oggi sia maggiore di allora. Per queste ragioni diverse capitali, a partire da Roma, Parigi e Madrid, vedrebbero di buon occhio un rinnovo e rifinanziamento di Sure, anche se la discussione tra ministri dell’Economia e Commissione europea su questo punto non è ancora decollata.
Gli occhi in queste settimane sono infatti puntati sul Recovery, con Bruxelles che lavora a tempo pieno sui piani nazionali per accedere ai 750 miliardi Ue da destinare alla transizione ecologica e alla digitalizzazione del continente per rilanciarne l’economia nel post Covid. Inoltre c’è massima attenzione ai processi di ratifica del Next Generation Eu da parte dei parlamenti nazionali. Al momento il via libera è arrivato da 13 assemblee, le altre dovrebbero farlo entro aprile, come concordato.
Preoccupano però Ungheria, Polonia e Austria dove le spaccature tra i partiti di maggioranza stanno rallentando i lavori. Ma al momento a Bruxelles la situazione viene ritenuta ancora sotto controllo, con l’aspettativa che gli eventuali ritardatari comunque ratificheranno entro maggio. Se così sarà, la Commissione europea potrà iniziare a emettere gli Eurobond del Recovery a giugno e sborsare i primi finanziamenti a luglio (il 13% del totale di quanto spetta a ogni paese). Sempre che nel frattempo le singole capitali avranno presentato un piano nazionale capace di essere approvato dalla Ue.
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