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Lo scudo blocca l’accertamento

Stop all’accertamento sintetico nei confronti del contribuente che ha aderito allo scudo fiscale versione 2009-2010. E il diretto interessato non deve provare che le somme regolarizzate non fossero detenute già prima del periodo d’imposta accertato, né deve far valere l’effetto preclusivo in sede di verifica. Le uniche limitazioni in tal senso sono, infatti, l’aver subito accertamenti o ispezioni prima della dichiarazione riservata e la non effettività della detenzione fuori dal territorio italiano delle attività rimpatriate fino al 31 dicembre 2008. Naturalmente è necessaria «una riconducibilità quantitativa tra le somme “rimpatriate” e l’imponibile oggetto di accertamento». Sono questi i chiarimenti forniti dalla sentenza 76/01/12 della Ctr Friuli Venezia Giulia, che conferma così quanto già deciso in primo grado dalla pronuncia 41/05/11 della Ctp Pordenone (si veda Il Sole 24 Ore del 19 giugno 2011).
L’iter
La controversia riguarda tre avvisi di accertamento (relativi rispettivamente agli anni d’imposta 2005, 2006 e 2007) con cui veniva ricostruito con il metodo sintetico un maggior reddito a causa del possesso di due seconde case e tre auto di lusso. Il contribuente ha presentato istanza di adesione e ha esibito la dichiarazione riservata per aver aderito allo scudo fiscale-ter, quello previsto dalla manovra estiva del 2009 (il Dl 78). E ha invocato la protezione dall’accertamento (l’effetto preclusivo previsto dall’articolo 14 del Dl 350/2001) poiché aveva rimpatriato poco più di 100mila euro: una somma in grado di spiegare il maggior reddito sintetico accertato. Inoltre aveva spiegato che le auto di lusso, in realtà, percorrevano solo pochi chilometri all’anno in quanto venivano utilizzate solo per i raduni d’auto d’epoca. L’amministrazione finanziaria, però, gli aveva contestato di aver presentato la dichiarazione riservata in ritardo poiché – in base a quanto indicato dalla circolare 43/E/2009 – andava esibita entro 30 giorni dalla notifica dell’accertamento o da quella del questionario. Nell’accogliere il ricorso, la Ctp aveva già precisato che il richiamo al termine dei 30 giorni non aveva riscontro in alcuna norma di legge e che non poteva essere intesa come tale la circolare.
L’ufficio ha presentato appello in Ctr, che ha nuovamente riconosciuto le ragioni del contribuente. Nelle motivazioni, il collegio regionale ricorda che il pagamento dell’imposta straordinaria sulle attività all’estero, dietro presentazione della dichiarazione riservata, garantisce al contribuente, tra l’altro, la preclusione di ogni accertamento tributario e contributivo per i periodi di imposta per i quali non è ancora decorso il termine per i controlli in relazione agli imponibili rappresentati dalle somme o dalle altre attività costituite all’estero e oggetto di rimpatrio.
I precedenti
Inoltre la sentenza 76/01/12 ricostruisce i precedenti giurisprudenziali che hanno fissato i primi paletti in materia. Come la pronuncia 237 del 29 giugno 2011 con cui la Ctp di Rimini ha precisato che lo scudo è opponibile anche senza la prova che le attività rimpatriate non fossero già detenute all’estero prima del periodo d’imposta oggetto del controllo. O ancora la sentenza 187 del 18 ottobre 2011 con cui la Ctp Livorno ha precisato che non c’è alcun obbligo di opporre in sede di inizio accessi o entro i 30 giorni successivi gli effetti preclusivi dello scudo: «L’introduzione di un termine per il riconoscimento degli effetti dello scudo non è legittima – hanno evidenziato i giudici toscani – ma rappresenta un addendum che il legislatore non ha evidentemente voluto, nulla essendo disposto al riguardo né nel decreto istitutivo né nella legge di conversione».

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