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Lo sciopero di Iberia mette in ginocchio i conti del gruppo

Un costo aggiuntivo di 150 milioni di euro su un gruppo che conta già 900 milioni di rosso. Lo sciopero lanciato dai lavoratori di Iberia non ha messo sotto tensione solo la pazienza dei viaggiatori spagnoli con oltre 415 voli cancellati, il 40% di quelli programmati, nella prima giornata delle 15 previste. Anche i conti dell’ex compagnia di bandiera potrebbero cedere sotto il peso delle due settimane di astensione dal lavoro (3 pacchetti da 5 giorni) annunciate dai dipendenti che si oppongono a un piano da 3.800 licenziamenti, pari al 19% degli organici, con ulteriori riduzioni salariali e il contestuale taglio del 15% delle rotte. Secondo il Ministero delle Infrastrutture di Madrid, infatti, il costo del blocco ai voli potrebbe essere di circa 10 milioni al giorno; troppo per una compagnia che nei soli primi nove mesi del 2012 ha già perso un milione di euro ogni 24 ore.
Il drastico piano di tagli si inserisce nella fusione con British Airways, pensata nel 2009 e culminata nel 2011 attraverso la creazione della holding comune International Airlines Group (Iag, quotata a Londra e Madrid e in perdita ieri di oltre l’1% in entrambe le piazze). Una fusione che doveva rilanciare Iberia creando la terza compagnia europea (e la sesta al mondo) e che invece sta avendo ricadute pensanti, almeno sul versante spagnolo: l’operazione, denunciano infatti i sindacati, si è rivelata un boomerang per il vettore di Madrid che continua a perdere quote – anche sul mercato domestico – a vantaggio del partner britannico.
Il problema è che il matrimonio è stato celebrato dando parità ad entrambi i contraenti: il valore di British Airways però, abbattuto da alcune svalutazioni, nascondeva al momento dell’accordo un business più sano. Diversa la situazione di Iberia, troppo esposta sulle rotte nazionali e in perdita da ormai 5 anni. Da qui è nato un piano che vuole riposizionare il vettore sulle ricche rotte intercontinentali visto che il business domestico – come avviene del resto anche in Italia – viene eroso dai treni ad alta velocità e dalle compagnie low-cost. Piano che però i sindacati spagnoli vedono come un tentativo britannico di spolpare la compagnia. E, certo, il fatto che il principale azionista iberico della holding sia la malandata Bankia (con il 12%) offre loro ben poche garanzie.
Così mentre le ripercussioni dello sciopero si facevano sentire anche sulle controllate Iberia Express, Vueling e Air Nostrum, ieri si sono visti incidenti nell’aeroporto di Madrid, con la polizia schierata in assetto antisommossa. Momenti che hanno fatto rivivere un’altra giornata nera per il trasporto aereo spagnolo – quella del 4 dicembre 2010 quando intervennero i militari per mettere fine allo sciopero dei controllori di volo – e che suscitano nuove preoccupazioni per l’andamento del settore turistico, uno dei motori dell’economia iberica, già alle prese in queste ore con il fallimento di Orizonia, il terzo tour operator del Paese.

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