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Lo scandalo riciclaggio di Abn Amro fa dimettere il ceo di Danske Bank

Nuova bufera sulle banche del Nord Europa, ancora alle prese con scandali legati ad accuse di riciclaggio di capitali illeciti.

Chris Vagelzang era stato nominato ceo di Danske Bank nel 2019 per tentare di rilanciare la banca danese dopo il maxi scandalo sul riciclaggio di denaro che, secondo l’accusa, avrebbe riguardato oltre 200 miliardi di capitali illeciti transitati attraverso la filiale in Estonia. Ieri Vagelzang è stato costretto a dimettersi da Danske per un’analoga inchiesta che riguarda lui, come ex banchiere dell’istituto olandese Abn Amro. Dimissioni immediate anche per un altro membro illustre del board di Danske: si tratta di Gerrit Zalm, ex presidente di Abn Amro ed ex Ministro dell’Economia in Olanda.

Sono loro due dei tre ex membri del board di Abn Amro che gli inquirenti olandesi hanno deciso di continuare a indagare per non aver controllato le attività illegali di riciclaggio, malgrado il «settlement» che la banca ha raggiunto ieri con le Autorità accettando una transazione che prevede il pagamento di 480 milioni di euro e che sarà contabilizzata nel primo trimestre.

Se dal punto di vista borsistico il settlement di Abn Amro non ha avuto conseguenze (il titolo ha addirittura chiuso in rialzo del 2% poiché gli analisti stimavano una multa fino a un miliardo), l’effetto contagio su Danske Bank getta nuove ombre sulle grandi banche dei cosiddetti Paesi frugali, sulla facilità con cui i grandi movimenti di capitali illeciti transitino sempre dalle stesse banche senza che i meccanismi di controllo interno funzionino e li segnalino alle Autorità.

La lista delle indagini su casi di riciclaggio di denaro sporco è lunga e si concentra in particolare in Olanda, in Danimarca e in Svezia. In Olanda, oltre al caso Abn Amro, non si è ancora spenta l’eco del caso della maggiore banca del Paese Ing che nel 2018 ha accettato di pagare una multa di 775 milioni di euro per transare con le Autorità locali in merito a un’inchiesta sul riciclaggio. L’amministratore delegato di Ing dal 2013 al 2020 è stato Ralph Hamers che all’epoca non fu coinvolto dall’indagine. Ma a due anni dai fatti, con una sentenza unica nel suo genere, la Corte d’Appello de L’Aja ha chiesto che il fascicolo di Ing sul riciclaggio di denaro venga riaperto e ha ordinato al Pm di accertare la responsabilità personale di Hamers proprio mentre il banchiere si stava insediando nel nuovo prestigioso incarico di ceo della banca svizzera Ubs (ma il board ha ritenuto che l’indagine non fosse di ostacolo alla sua nomina).

È andata molto peggio ai vertici della banca svedese Swedbank che, coinvolti per 100 miliardi di transazioni sospette nell’ambito dell’inchiesta su Danske, sono stati costretti alle dimissioni: nel giro di una settimana prima la ceo Birgitte Bonnesen e poi il presidente Lars Idermark hanno dovuto lasciare il loro incarico.

Peraltro, come ha evidenziato in modo clamoroso proprio il caso di Danske Bank, le dimostrate lacune dei vigilanti nazionali non sono state sanzionate dal supervisory board dell’Eba che nell’aprile del 2019 ha “respinto” un rapporto interno dell’Autorità europea che denunciava le lacune delle Vigilanze nazionali.

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