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Lo scandalo dei leader spiati A rischio il «patto» Usa-Ue

Il quotidiano britannico Guardian ha diffuso altre rivelazioni della «talpa» Edward Snowden su almeno 35 leader mondiali spiati dagli agenti segreti della National Security agency degli Stati Uniti (Nsa). La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha duramente accusato Washington di aver intercettato perfino le sue telefonate. Lo spionaggio degli Stati Uniti in Europa ha così conferito allo scandalo Datagate il ruolo di argomento politico principale nella due giorni del Consiglio dei capi di Stato e di governo dell’Ue, che termina oggi a Bruxelles.
E’ quanto chiedeva da giorni il presidente francese François Hollande, dopo aver saputo di 70 milioni di telefonate intercettate in Francia in un mese dalla solita Nsa. Hollande intendeva ottenere dal summit una accelerazione dell’iter per l’approvazione delle nuove regole Ue sulla protezione dei dati, già votate in commissione nell’Europarlamento, e del blocco dell’accordo sul trasferimento dei dati finanziari Swift a Washington (in quanto pochi a Bruxelles credono sia stato rispettato l’uso solo per l’antiterrorismo).
Merkel, dopo le conferme in Germania su intrusioni Usa sul suo telefonino, ha dichiarato di aver chiamato il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, per definirgli «inaccettabile» questo «spionaggio sugli amici». La Cancelliera ha aggiunto che il problema «non riguarda solo me, ma praticamente ogni cittadino tedesco», e che pertanto «la fiducia deve ora essere di nuovo ristabilita». Il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha convocato l’ambasciatore degli Stati Uniti a Berlino per pretendere chiarimenti. Il presidente dell’Europarlamento, il tedesco Martin Schulz, esponente dei socialdemocratici (che sono in trattative per partecipare al nuovo governo Merkel), ha rilanciato la proposta del suo partito di «sospendere i negoziati» di libero scambio Ue-Usa.
Tra i tedeschi la sensibilità sullo spionaggio è esasperata dal ricordo dei sistemi del servizio segreto Stasi della Germania Est (Ddr), dove Merkel è cresciuta. Il presidente della Commissione europea, il portoghese José Manuel Barroso, ha definito le intrusioni telefoniche e Internet degli Stati Uniti nell’Ue un segno di «totalitarismo» proprio simile a quello della Ddr.
Il premier Enrico Letta, dopo le rivelazioni sullo spionaggio in Italia da parte dei servizi segreti Usa e britannici, ha detto che l’Italia non può «tollerare che ci siano zone d’ombra» e ha sollecitato «tutte le verifiche e tutta la verità» perché «non è minimamente concepibile e accettabile che ci sia un’attività di spionaggio di questo tipo». Anche i premier di Belgio, Olanda e Finlandia, Elio di Rupo, Mark Rutte e Jirki Katainen, hanno criticato gli Stati Uniti. Il premier britannico David Cameron, in genere loquace all’ingresso nei summit Ue, è rimasto in silenzio e non ha commentato le indiscrezioni sullo spionaggio britannico in Italia.
Già prima dell’inizio del vertice il presidente stabile del Consiglio, il belga Herman Van Rompuy, e il vicepresidente della Commissione europea, la lussemburghese Viviane Reding, garantivano l’approvazione rapida delle nuove norme sulla protezione dati, che un pressante lobbying a matrice Usa da tempo cerca di annacquare e far slittare alla prossima legislatura (che inizia nel giugno 2014). «Quello che è troppo è troppo», ha tagliato corto il commissario Ue francese Michel Barnier. Il portavoce della Casa Bianca ha replicato che Obama si rende conto del problema e ha avviato «una revisione» dei servizi segreti nazionali. Il summit Ue si è esteso nella notte.

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