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Lo sbarco Chrysler a Wall Street, il 16,6% di Veba e l’ultimo negoziato

La trattativa. Il valore delle quote in capo a Veba. Il foro del Delaware chiamato ad esprimersi nel caso le due parti non trovino un accordo extragiudiziale. E un documento di 396 pagine appena presentato alla Sec, l’authority Usa di vigilanza sul mercato borsistico. Il termine chiave per capire la complessa «partita a scacchi» tra Fiat e il fondo del sindacato dell’auto americana United Auto Workers — che detiene teoricamente il 41,5% delle quote di Chrysler — stavolta passa da questo registration statement propedeutico alla possibile quotazione del 16,6% delle azioni detenute da Veba. Riavvolgiamo il nastro.
Il fondo — secondo azionista della casa automobilistica di Auburn Hills — ha esercitato all’inizio dell’anno il diritto garantitogli nel 2009, quando Fiat è entrata in Chrysler. Così sta proseguendo l’iter di quotazione (ipo, initial public offering) e questa registrazione è uno dei passi necessari affinché le azioni possano essere scambiate sul mercato. Precisazione doverosa: né il numero di azioni, né il prezzo sono stati determinati, pertanto non c’è la garanzia che l’offerta (sottoscritta dalla banca d’affari Usa Jp Morgan, in qualità di book-runner) avrà luogo. D’altronde la partita è ancora tutta da giocare e non è escluso ancora che il fondo Veba raggiunga un accordo con il Lingotto sulla valutazione del pacchetto in suo possesso, rendendo così superflua l’ipotesi di collocamento solitario in Borsa. In parallelo prosegue anche l’iter giudiziario per stabilire il valore della prima tranche (il 3,3% di Chrysler) a seguito dell’opzione esercitate dal Lingotto più di un anno fa. Nell’attesa Fiat ha risposto ad altre due «chiamate», tanto da aver acquisito teoricamente un ulteriore 9,96% oltre al 58,5% già nelle sue disponibilità, ma è ovvio che si tratti di un diritto acquisito ma subordinato all’entità dell’assegno da corrispondere a Veba. Il calendario delle udienze chiesto dalla Corte del Delaware a Veba e Fiat presenta esigenze completamente diverse e il fattore tempo non gioca a favore di Fiat, ma il giudice si è già espresso dando ragione al Lingotto su due dei cinque punti del contendere: l’indebitamento di Chrysler e l’ebitda (margine operativo lordo).
Troppo presto per immaginare futuri sviluppi, eppure resta impresso un numero: 100 milioni di dollari. Il valore (simbolico) di quotazione ipotizzando che ogni azione verrà offerta al mercato solo a un centesimo di dollaro, cioè il minimo possibile. E’ una stima, appunto, fatta solo allo scopo di calcolare l’ammontare da pagare per la registrazione alla Sec.

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