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Lo Ior vara la maxi-riforma, de Franssu alla presidenza

Parte il nuovo Ior dell’era di papa Francesco. Una riforma complessiva che ridisegna la missione della banca vaticana – che nel 2013 ha visto crollare l’utile netto a 2,9 milioni – spesso al centro di scandali e di operazioni “opache” e discutibili. Questa mattina sarà annunciato il nuovo assetto istituzionale, più snello e «di servizio» alla Chiesa, e anche un nuovo vertice: esce il presidente, il tedesco Ernst von Freyberg – nominato nel febbraio 2013 agli sgoccioli del pontificato di Benedetto XVI – e arriva il finanziere francese Jean Baptiste De Franssu, voluto soprattutto dal cardinale George Pell, il prefetto della Segreteria per l’Economia, nuovo uomo forte delle finanze vaticane, che lo ha imposto superando molte resistenze (appoggiato in questo da Joseph Zahra, il banchiere maltese stretto fiduciario del porporato). Oggi saranno loro a presentare la riforma, che arriva al termine della “Fase 1” della riforma, consistita nella chiusura di 3.355 «posizioni» (tra conti dormienti e «laici») considerate ormai non piu’ compatibili con le regole che si è dato il Torrione Niccolò V, che perderà parte della sua autonomia e anche il controllo sulle politiche di investimento, che dovrebbero passare alla Segreteria per l’Economia, all’interno della quale nascerà il Vatican asset Management, un ufficio di coordinamento di tutte le politiche finanziarie dei ministeri «con portafoglio» (Governatorato, Apsa, Propaganda Fide).
Alla vigilia dell’annuncio ufficiale lo Ior ha reso noti i conti 2013: l’utile scende da 86,6 a 2,9 milioni per diversi motivi: il crollo del prezzo dell’oro (-11 milioni, su 22mila once a riserva), gli oneri derivanti dai maxi contratti con Promontory per la revisione di tutti i conti, e rettifiche su investimenti relativi a fondi (come Ad Maioram, -28 mln), e compresa anche la perdita di 15 milioni per il prestito a fondo perduto alla Lux Vide. Ci sono anche 5,7 milioni di «svalutazioni» che comprendono il deprezzamento di 3,2 milioni per il sostegno finanziario (11 mln) alla diocesi di Terni, in dissesto per un passivo attorno ai 25 milioni. Il bilancio magro riesce comunque a garantire 54 milioni accantonati per il budget della Santa Sede, cioè per le opere caritative o di evangelizzazione del Papa, cifra il linea con lo scorso anno. Al 30 giugno di quest’anno, lo Ior serve 15.495 clienti (erano circa 18.900 nel 2012) con depositi complessivi per sei miliardi di euro, cui si aggiungono 775 milioni di mezzi propri. «Ci siamo concentrati sull’obiettivo di conformare lo Ior alla regolamentazione finanziaria e di renderlo più sicuro e trasparente» commenta Von Freyberg.
Ieri intanto è stato reso noto anche il bilancio della Santa Sede – il «governo» – che ha segnato un rosso di oltre 24 milioni – 14 sono stati persi per il calo dell’oro – mentre il Governatorato (il dicastero che gestisce anche i Musei Vaticani e la macchina del piccolo Stato) ha segnato un attivo di 33 milioni: nel complesso quindi la macchina pontificia nel 2013 è rimasta in utile per 10 milioni. Infine ieri sono circolate indiscrezioni sulla possibile nascita di un Segretariato per le Comunicazioni, con lo scopo in prospettiva di coordinare tutti i media vaticani: su questo aspetto tempo fa ha lavorato la Mc Kinsey, che ha redatto un rapporto.

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