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Lo Ior svela il bilancio (in utile)

Se San Pietro non aveva una banca, nella barca di Pietro ce n’è una che, a quanto pare, ha superato bene la burrasca portando a casa un utile in crescita. In attesa che Papa Francesco decida sulle sorti dell’Istituto per le Opere di Religione, e per questo ha incaricato una specifica commisione d’inchiesta di far luce sui punti ancora oscuri e proporre nuove idee, lo Ior si mette in mostra e pubblica sul sito web nuovo di zecca il primo Rapporto annuale. Cento pagine fitte di numeri, con tanto di auditing della Kpmg, dove emerge una gestione prudente e conservativa, concentrata su titoli di stato e depositi a termine sull’interbancario. L’utile di 86,6 milioni di euro, quadruplicato rispetto al 2011, è il frutto di un contesto molto favorevole dei tassi di interesse che difficilmemte si ripeterà nel 2013, anno in cui l’istituto dovrà sopportare anche molte spese legate al processo di riorganizzazione.
Il presidente, Ernst von Freyberg – l’avvocato tedesco legato al Cavalieri di Malta nominato alla guida della banca a pontificato di Benedetto XVI ormai agli sgoccioli, da luglio ha assunto anche la carica di direttore generale dopo il dimissionamento di Paolo Cipriani – punta molto sull’operazione di “apertura” verso l’esterno, cercando di rompere l’aura di paradiso fiscale che tuttora avvolge il Torrione Niccolò V. «Si tratta di un’iniziativa volta a garantire la trasparenza delle nostre attività, rispondendo così alle legittime aspettative della Chiesa cattolica, dei nostri clienti, delle autorità vaticane, delle nostre banche corrispondenti e del pubblico», ha detto nelle interviste a Radio Vaticana e all’Osservatore Romano.
Alla fine dello scorso anno i titolari di conti Ior erano 18.900, in calo rispetto ai 21mila dell’anno precedente, e il numero sta ancora scendendo dopo la decisione di ridefinire la clientela-tipo, che deve rientrare in specifiche categorie autorizzate e circoscritte ai dipendenti della Santa Sede, alle congregazioni religiose e alle rappresentanze diplomatiche accreditate (per alcune, come Iran e Iraq, sono sorti problemi di trasparenza). In parallelo sta proseguendo il lavoro della società di consulenza Promontory Group – che impegna direttamente 25 persone nella sede della banca – per il check di ogni singolo conto e per verificarne la compliance con le regole antiriciclaggio. «Siamo pronti per un’ispezione da parti terze», ha detto il presidente, e infatti a breve arriveranno in Vaticano gli ispettori di Moneyval per un incontro in vista del report finale di dicembre.
A fine 2012 risultavano affidati beni di clienti per un valore di 6,3 miliardi e un patrimonio netto disponibile di 769 milioni. Di questi beni, l’85% è rappresentato da asset di 5.200 istituzioni cattoliche. Lo Ior quindi produce utili, che sono stati ripartiti tra un contributo di 54,7 milioni di euro al budget della Santa Sede e 31,9 milioni di euro alla riserva rischi operativi generali. Il conto economico evidenzia interessi netti per 52,2 milioni (-19,6%), 12,2 milioni (+19,6%) di commissioni nette sulle gestioni patrimoniali e su altre operazioni e 51,1 milioni (nel 2011: -38,2 milioni di euro) di proventi netti da negoziazione. La politica di investimenti – quindi – è stata molto prudenziale, e così è stato anche quest’anno.
Sull’Italia gli investimenti, concentrati sui titoli di Stato, sono aumentati in un anno di quasi il 35%, da 885 milioni a 1,2 miliardi: «la cara nazione italiana» (definizione di ogni Papa) rappresenta il paese dove c’è la massima esposizione rispetto agli altri. Ci sono anche piccole quote in azioni, tra cui spicca quella in Banca Carige – banca della città dove era stato arcivescovo il cardinale Tarcisio Bertone prima di approdare in Terza Loggia – che fu acquisita nel 2010: lo scorso anno, a causa del ribasso del prezzo, l’investimento si è dimezzato evidenziando una perdita di 528mila euro, mentre le obbligazioni convertibili Carige sono state tutte vendute, e in questo caso invece è stato un discreto affare, con un guadagno di sei milioni.
Il report ha reso noto anche il monte-retribuzioni per gli organi della banca, senza precisare come è diviso: 877mila euro tra i cinque membri della Comissione cardinalizia, i cinque del board e il direttore generale. Tra l’altro Papa Francesco di recente ha deciso che i 25mila euro annui assegnati come gettone a ogni cardinale sono stati aboliti. «Il processo di riforma va avanti», ha commentato Bertone, ancora per pochi giorni Segretario di Stato, ma che rimarrà alla testa della Commissione fino al compimento degli 80 anni, nel dicembre 2014.
La riforma dello Ior è strettamente legata a quella delle finanze vaticane, su cui sta lavorando una commissione di laici, mentre ieri si è riunito per la prima volta il Consiglio degli otto cardinali nominato da Francesco per consigliarlo sulle questioni più urgenti – per ora spicca il proseguimento della lotta alla pedofilia tra i religiosi – e il cambio di “governance” della Curia, incontri che proseguiranno oggi e domani. E proprio ieri Bergoglio, nell’intervista al fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari, è tornato a battere il tasto sulla necessità di un cambio di passo: «I capi della Chiesa spesso sono stati narcisi, lusingati e malamente eccitati dai loro cortigiani. La corte è la lebbra del papato».

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