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Lo Stato-banchiere pronto per le venete  

Un miliardo al mese. Se fosse vera l’indiscrezione riportata ieri dal Financial Times — e cioè che l’Italia sta negoziando con la Bce una ricapitalizzazione precauzionale da circa 5 miliardi per Veneto Banca e Popolare Vicenza — sarebbe questa la cifra che uscirebbe dal conto, considerando che il fondo Atlante nel giugno scorso ha messo nei due istituti 2,5 miliardi (diventando azionista con quasi il 99%) e ha aggiunto 938 milioni a gennaio «in conto futuro aumento di capitale». E, dato per inevitabile che lo Stato intervenga attraverso i fondi stanziati con il «salva-risparmio» (20 miliardi complessivi, di cui 6,6 già destinati a Mps), se fosse vero l’ammontare dei 5 miliardi significherebbe per lo Stato diventare primo azionista della banca che uscirà dalla fusione, visto che Quaestio sgr, anche se decidesse (e non è detto che lo farà) di investire tutto il miliardo e 700 milioni rimasti in Atlante 2 da sommare ai 930 milioni già versati, metterebbe comunque meno. Nel calcolo dell’aumento dovrebbero rientrare anche i bond subordinati (1,2 miliardi), che in caso di burden sharing sarebbero convertiti in azioni.

Le discussioni sono allo stadio iniziale e il fabbisogno di capitale non è stato ancora stato concordato con la Bce. Certo è che se fino a una settimana fa si rumoreggiava di una cifra attorno ai tre miliardi, dopo l’emersione (sempre in base a rumors ) di 2,8 miliardi di perdite per entrambe nel 2016 a causa di una valutazione approfondita di sofferenze, Npl e incagli, l’ammontare è destinato a salire.

Il Tesoro non commenta perché finora non è arrivata alcuna richiesta. Ma è ormai tramontata l’ipotesi della ricapitalizzazione privata. L’intervento dello Stato può avvenire con il presupposto che le due banche hanno fallito lo scenario avverso degli stress test che la Bce ha effettuato lo scorso anno. L’ipotesi di ingresso dello Stato richiede inoltre che il dossier passi il vaglio della DG Competition della Ue.

Intanto ieri nella crisi delle banche è intervenuto Ferdinando Casini, presidente Commissione Affari esteri del Senato: «Le Commissioni d’inchiesta vanno maneggiate con grande cura istituzionale, evitando che siano soltanto cassa di risonanza di polemiche tra i partiti. La Commissione d’inchiesta sulle banche sarebbe esattamente questo». «Non vedo l’ora che parta questa commissione d’inchiesta sulle Banche», aveva detto l’altro ieri in direzione Matteo Renzi. I fedelissimi dell’ex premier intendono accelerare. Oggi il presidente della Commissione Finanze Mauro Marino, leggerà la sua relazione e presenterà un testo base.

Fausta Chiesa

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