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L’m&a ritorna a crescere nel mondo, salvo che in Italia

Le tensioni internazionali non fermano la corsa dell’m&a, che chiude i primi nove mesi del 2014 con valori superiori allo stesso periodo del 2013. Il merito è soprattutto dell’Europa, che segna i massimi dal 2007, ma l’Italia si muove in controtendenza, limitandosi per lo più a operazioni di media taglia, con le aziende della Penisola in genere nel ruolo di prede per i grandi gruppi internazionali.

È un quadro composito quello che emerge dall’ultimo report trimestrale di Mergermarket, che proietta una luce sinistra sugli studi legali italiani, storicamente molto forti nella consulenza alle aziende di casa nostra, ma spesso in difficoltà nell’intercettare operazioni cross-boarder.

In nove mesi un valore superiore al Pil italiano

Le operazioni annunciate a livello mondiale tra gennaio e settembre valgono 2.486,1 miliardi di dollari, che al cambio attuale corrispondono a oltre 1.800 miliardi di euro. Dunque, oltre il 15% del Pil italiano, cioè della ricchezza prodotta ogni anno nella Penisola. Certo, il record di 3.670 miliardi raggiunto nel 2007 è lontano, ma va anche detto che da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tanta: i mercati internazionali hanno dovuto fare i conti con la crisi più dura dal Dopoguerra, tanto che molte aziende hanno dovuto chiudere i battenti.

Quelle rimaste sul mercato hanno ripreso a guardare con interesse al fenomeno delle fusioni e acquisizioni, ma i multipli si sono ridimensionati e questo inevitabilmente incide sul valore complessivo dei deal. Anche se quest’ultimo risulta del 35% superiore a quanto registrato nei primi nove mesi del 2013 e dell’11,3% più elevato rispetto a quanto fatto segnare nell’intero scorso anno. Il merito è soprattutto delle operazioni cross-boarder, che hanno rappresentato il 45,6% di tutte quelle registrate da Mergermarket, il massimo storico.

A livello settoriale, al primo posto vi è la categoria «Energy, Mining & Utilities» con deal annunciati per 423 miliardi di dollari, davanti a «Pharma, Medical & Biotech» con 352,6 miliardi e Consumer che si ferma a 293,8 miliardi. Anche se in realtà l’accordo più importante da inizio anno riguarda l’ambito delle telecomunicazioni, con l’intesa Comcast e Time Warner (68,5 miliardi di valore), che ha dato vita al leader statunitense nella tv via cavo.

Se queste due operazioni si riferiscono alla prima metà dell’anno, al terzo trimestre fa invece capo l’operazione da 58,8 miliardi di dollari che ha permesso a Kinder Morgan di riunire questo sotto un unico tetto le sue controllate (passando dal 23% al 100%) in ambito energetico.

In testa ci sono le law-firm

La classifica internazionale degli advisor legali vede ai vertici gli studi legali anglosassoni, a partire da Skadden Arps Slate Meagher & Flom (che nei primi nove mesi del 2013 si era fermato all’11esimo posto), colosso newyorkese con 4.500 avvocati sparsi in 22 sedi di tutto il mondo, che tra gennaio e settembre ha seguito 163 deal per un valore complessivo di 484,6 miliardi di dollari, tra cui la già citata fusione Comcast-Time Warner. La piazza d’onore spetta a Cleary Gottlieb Steen & Hamilton, che fa un balzo deciso rispetto alla 21esima piazza registrata un anno fa, grazie agli 88 deal seguiti (tra cui il riassetto di Kinder Morgan), per un valore di 438,2 miliardi di dollari. Il gradino basso del podio è appannaggio di Sullivan & Cromwell: 85 le operazioni seguite, per un valore di 420,5 miliardi. Seguono Simpson Thacher & Bartlett (116 deal per 365,5 miliardi di valore), White & Case (181 e 343,3 miliardi), quindi è la volta di Freshfields Bruckhaus Deringer, Latham & Watkins e Weil Gotshal & Manges, con la top ten che è chiusa da Davis Polk & Wardwell e Blake, Cassels & Graydon.

L’Europa rialza la testa

La ripresa del Vecchio Continente è la principale novità che emerge dalla ricerca. Un trend attribuibile a varie ragioni: in primo luogo i segnali di miglioramento del ciclo economico apparsi nei primi mesi dell’anno (e poi attenuatisi progressivamente negli ultimi tempi), che hanno spinto molti operatori a mettere mano al portafoglio per le acquisizioni. Quindi all’interesse crescente da parte di player americani e dei mercati emergenti, interessati ad acquisire società del Vecchio Continente, che trattano su multipli a sconto rispetto alle medie storiche. In terzo luogo la presenza di settori come il pharma e il biotech che da tempo necessitavano di un consolidamento.

Freshfields conquista la palma del mercato europeo, precedendo Skadden Arps, Cleary Gottlieb, Sullivan & Cromwell e Linklaters.

Nella classifica di Mergermarket vi sono i primi 20 studi per numero di operazioni seguite e valore delle stesse, e fa specie constatare la totale assenza di studi italiani. Pur appartenendo alla terza economia del Vecchio Continente, le realtà professionali italiane appaiono in forte ritardo nel cavalcare l’evoluzione del mercato. Risultano, infatti, in buona parte sottodimensionati, ben ancorati ai gruppi di matrice nazionale, ma faticano a conquistare le multinazionali che hanno l’headquarter al di là dei confini nazionali. Un profilo, dunque, che li avvicina ai limiti dell’imprenditoria italiana nella competizione globale.

In Italia svvetta Clifford Chance

Nel mercato nazionale la leadership per valore delle operazioni seguite (20,7 miliardi, alla luce di 15 operazioni annunciate) spetta a Clifford Chance, che nei primi nove mesi del 2013 non era andato al di là dell’11esimo posto. Tra i principali deal seguiti dallo studio inglese vi sono alcune delle operazioni più rilevanti nel panorama italiano negli ultimi mesi, tra cui l’investimento della Kuwait Investment Authority nel Fondo Strategico Italiano (per dar vita a un fondo da quasi due miliardi e mezzo da investire), l’acquisizione da di Piaggio Aero Industries da parte di Mubadala Development Company, l’ingresso di Telefonica in Mediaset Premium e l’acquisizione di International Game Techonology da parte di Gtech.

La piazza d’onore in termini di valore spetta a Cleary Gottlieb, che fa un balzo rispetto alla 42esima posizione dei primi nove mesi 2013, avendo seguito sei operazioni di m&a per un valore complessivo di 15,5 miliardi di dollari. Tra le operazioni più importanti da segnalare figurano: l’assistenza a Fintech-Btg nell’ingresso del capitale Mps, che ha consentito di ridefinire i pesi all’interno dell’azionariato della banca senese, con un ridimensionamento della Fondazione Montepaschi; l’affiancamento a Snam nel riacquisto di Tag; infine l’assistenza a Whirlpool nell’acquisizione di Indesit.

Il podio è completato da Bonelli Erede Pappalardo (primo un anno fa), al lavoro su 16 deal per un valore di 13,4 miliardi di dollari. Seguono Linklaters (che conferma la posizione di dodici mesi fa) con 7 deal seguiti per un valore di 13 miliardi di dollari, White & Case (in progresso dal 13esimo posto) con 9 operazioni per un totale di 10,8 miliardi e Allen & Overy (in forte progresso rispetto alla 63esima piazza dei primi nove mesi del 2013), con 12 deal che valgono 10,6 miliardi.

Lo scenario cambia ai vertici se si passa a considerare il numero delle operazioni seguite. Chiomenti conferma la leadership a distanza di un anno, forte di 34 deal seguiti, anche se complessivamente il valore si ferma a 9,6 miliardi di dollari (13esimo posto). Il secondo posto è appannaggio di Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners (terzo un anno fa, di questi tempi), che ha lavorato a 25 operazioni, con Nctm a chiudere il podio avendo lavorato a 20 deal.

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