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«Lloyd’s si rafforza in Europa per contenere i danni della Brexit»

Speriamo nell’esito migliore ma intanto ci prepariamo al peggio: questo l’atteggiamento pragmatico del settore assicurativo britannico di fronte all’incognita di Brexit. Non potendo escludere un’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea senza un accordo, per limitare i danni Lloyd’s of London nel novembre scorso ha aperto una sede a Bruxelles. Abbiamo chiesto l’esperienza diretta di Sir Roger Bramble, un veterano del settore, membro di Lloyd’s dal 1959 e presidente di BdB, broker e rappresentante di Lloyd’s.

Quale è stato l’impatto di Brexit sul vostro settore?

Brexit ha portato molto scompiglio. La cosa peggiore è l’incertezza, e non sapendo cosa succederà abbiamo dovuto investire nella riorganizzazione del nostro business per assicurare la continuità. Noi lavoriamo molto con l’Europa e in particolare con l’Italia. Il 90% del nostro fatturato è in Europa e, di questo, oltre il 70% è in Italia. Siamo presenti in Italia dal 1986, da quando Lloyd’s ha aperto la rappresentanza. Prima facevamo solo riassicurazioni, ma da allora ci siamo concentrati sul business diretto, creando un network di broker assicurativi locali e diventando il maggiore fornitore di tale business ai Lloyd’s. Noi siamo solo grossisti, non abbiamo contatti diretti con gli assicurati ma diamo accesso al mercato londinese ai broker locali, che sono i nostri clienti. Era quindi importante pianificare per qualsiasi eventualità e poter garantire la continuità del nostro business.

Come avete gestito quindi le incertezze di Brexit?

Abbiamo studiato vari Paesi e alla fine abbiamo scelto il Belgio aprendo due sedi a Bruxelles, BdB Europe e Mithras Underwriting Europe, sia per essere accanto a Lloyd’s sia perché il Belgio è strutturalmente vantaggioso dal punto di vista delle opportunità, anche se altri Paesi sarebbero stati più economici e con meno tasse. Adesso abbiamo uffici già operativi, non solo amministrativi ma di sostanza, che sono potenzialmente auto-sufficienti e che potranno espandersi se necessario. Le attività verranno trasferite a seconda di cosa succede. Ora crediamo di essere tra i pochi pronti ad affrontare le esigenze del dopo Brexit.

Quali sono gli scenari possibili ora che la Ue ha concesso un rinvio di Brexit fino al 31 ottobre?

Il rinvio prolunga l’incertezza, ma almeno la possibilità di una hard Brexit sembra più remota. In caso di “no deal” comunque siamo pronti a una migrazione immediata sia del personale che del business. Il nostro ufficio in Belgio non ha preso in mano polizze, ma in caso di uscita senza accordo inizierà a gestire polizze. L’opzione più gradita sarebbe quella di restare nella Ue, cancellando Brexit, ma purtroppo è improbabile. La terza opzione sarebbe quella di un’uscita dalla Ue con un periodo di transizione.

Rimane il pericolo però che anche in caso di accordo i servizi finanziari britannici perdano il “passporting”, che consente di prestare servizi in altri Paesi senza dover aprire una filiale. Qual’e’ l’impatto?

Perdere il passporting è come una hard Brexit. Dovremo trasferire personale e business in Belgio per continuare ad operare. Molti broker non hanno fatto niente, perché ritengono che solo Lloyd’s in quanto grossista sia responsabile del passporting. Ma è sbagliato: se compare il mio nome sulla polizza allora devo avere anch’io il passporting. Non ci sono certezze neanche su questo e gli esperti legali sono divisi. C’è anche il rischio che in futuro i regolatori europei possano cambiare le regole.

Dal vostro punto di vista, perché il Governo britannico nelle trattative su Brexit non sembra avere cercato di tutelare il settore dei servizi, che pure rappresenta l’80% del Pil, e in particolare i servizi finanziari?

Difficile rispondere. Certo c’è stato un grande squilibrio tra l’attenzione all’industria e i servizi, che sono stati ignorati. Forse il Governo pensava che essendo un settore forte non avrebbero sofferto, se la sarebbero cavata comunque. Un’altra spiegazione possibile è che il Governo sperasse di creare qui una nuova Singapore, un centro finanziario staccato dalla Ue. Sperava anche di avere un maggiore sostegno da altri Paesi extra-Ue, Stati Uniti in primis, ma non è stato così. Alla fine il Governo ha voluto ascoltare la voce del popolo, non la voce della City.

Nicol Degli Innocenti

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