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«Lloyds pronta a tornare privata»

Dal salvataggio al rilancio. La seconda fase del percorso per recuperare le banche britanniche che furono di fatto nazionalizzate nel 2008, è cominciata. «Posso dire che stiamo considerando le opzioni per la vendita di titoli Lloyds group», così nel tradizionale discorso di Mansion House il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne ha spiegato il passaggio al quale Londra si sta avvicinando. Sarà la più grande (ri)privatizzazione della storia recente, il collocamento sul mercato del 39% di Lloyds e dell’81% di Royal bank of Scotland, decine di miliardi di sterline, ma con una tempistica diversa. Lloyds farà da apripista in attesa che Rbs abbia le carte in regola. «Procederemo – ha continuato il Cancelliere – quando i valori saranno corretti e senza un calendario prefissato. Il primo blocco di azioni Lloyds che fanno capo allo Stato sarà collocato presso investitori istituzionali nella convinzione che sia la mossa migliore. Cinque anni dopo, quindi, possiamo fare la prima mossa per riportare Lloyds in mano privata. Successivamente altri titoli saranno ceduti al grande pubblico. Non voglio invece una vendita rapida di Rbs. Procederemo quando Royal Bank sarà nella condizione, ma crediamo sia necessario ancora del tempo». Uno scenario più cupo rispetto a quello di Lloyds, simbolizzato dalle repentine dimissioni del ceo Stephen Hester caduto per espressa volontà dell’azionista pubblico.
Il Cancelliere ha quindi tracciato due percorsi diversi a sottolineare il diverso livello di risanamento delle due grandi banche e lo ha fatto con un discorso che ha deluso qualche attesa. Si era diffusa l’aspettativa di una data (entro la fine dell’anno) per il collocamento della prima tranche. Non c’è stata, così come non è emersa alcuna indicazione sui valori. Il governo britannico ha voluto però scandire le linee-guida della dismissione, ovvero del passaggio dal salvataggio al rilancio. Si articolerà su tre obiettivi: massimizzare la capacità delle banche di sostenere l’economia britannica; ottenere le migliori condizioni possibili per i contribuenti; fare il possibile per ricondurle nelle mani dei privati.
Nel caso di Rbs si profila anche l’ipotesi più radicale. George Osborne ha ammesso di voler considerare l’idea di spaccare l’istituto in bad e good bank, zavorrando la prima degli asset a rischio. Una via non diversa da quella di Northern Rock, pubblicamente auspicata dalla Commissione parlamentare sul banking standard (vedi articolo a fianco). Il Cancelliere non ha affatto detto di volerla battere, anche se ha riconosciuto che sarebbe stata la mossa più opportuna nel 2008, ma ha confermato l’intenzione di esplorarla a fondo. L’esame dovrà essere concluso entro l’autunno. Solo allora si conoscerà il destino di Rbs anche se oggi stesso se ne saprà di più. I regolatori diffonderanno, infatti, i numeri sullo stress test eseguito da Londra con standard nazionali su tutte le banche. Il montante complessivo di capitale «mancante» sfiora i 25 miliardi, ma il dettaglio, istituto per istituto, non è ancora conosciuto. Se il verdetto sulla banca scozzese sarà negativo come sembra, con un gap di 12 miliardi, lo scenario di una bad bank si farà più probabile. Il Cancelliere ieri è stato netto: «Guarderemo agli asset di Rbs…ma posso assicurare che il governo non metterà più danari dei contribuenti nel capitale della banca».

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