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L’Iva sui giornali digitali scende al 4%

E’ una misura attesa da un anno. Da quando la legge di stabilità 2015, approvata alla fine del 2014, forzando una legislazione europea che relegava i giornali e l’editoria on line nei servizi di commercio elettronico, fece scendere l’Iva sugli e-book, i libri elettronici, dal 22% al quattro per cento. La misura venne limitata ai libri, nonostante la Fieg, la federazione degli editori, ne avesse chiesto l’estensione all’intera editoria on line. La proposta dell’equiparazione è stata tra quelle fatte al tavolo sull’editoria alla vigilia dell’estate scorsa.
Lo slogan che aveva portato, grazie anche ad una campagna sul Web, alla riduzione dell’Iva sugli e-book, era «un libro è un libro». Per gli editori, invece, un anno fa «un giornale non era un giornale, indipendentemente dal supporto»: l’attuale legge di stabilità in preparazione, invece, fissa un’equiparazione, eliminando la discriminazione tra libri e giornali. La disposizione che sarà contenuta nella legge di stabilità 2016, per ora all’articolo 44, estende l’aliquota del 4%, riconosciuta ai soli libri elettronici dall’articolo 1, comma 667, della legge 23 dicembre 2014, n.190 (legge di stabilità 2015) agli altri prodotti editoriali, per l’esattezza a «giornali, notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri e periodici».
L’estensione è operata con lo stesso metodo utilizzato da quella disposizione di un anno fa, interpretando un decreto del 1972, il numero 633, nella parte in cui riconosce l’agevolazione ai prodotti editoriali, adeguandolo al progresso tecnologico e al sempre maggior ricorso ai mezzi elettronici di produzione, diffusione e fruizione dell’informazione e della cultura: si sostiene, in definitiva, la neutralità del supporto, ai fini dell’applicazione del regime agevolato.
Una misura che difficilmente potrà essere contestata dall’Unione europea, perchè, appunto favorisce la diffusione della cultura e dell’alfabetizzazione, oltre a favorire la modernizzazione dell’intero sistema editoriale.
La misura dovrebbe favorire una riduzione del prezzo dei prodotti editoriali on line, visto che l’Iva è assolta a monte dall’editore ma si scarica a valle sul prezzo per i consumatori. Questo dovrebbe favorire un’ulteriore diffusione dei giornali “elettronici” italiani, che dal 2013 sono rilevati da Ads, Accertamento Diffusione Stampa, società fondata nel 1975 a tale scopo. Ads ha certificato un forte incremento nella diffusione dei giornali digitali on line, passati da 200mila a oltre 500mila copie in soli due anni. L’eventuale abbassamento dei prezzi, consentito dalla riduzione dell’Iva dal 22 al quattro per cento, dovrebbe consentire un ulteriore incremento della diffusione delle testate on line.
La misura, quindi, favorisce la transizione verso le nuove frontiere dell’editoria e costituisce, nei fatti, anche una misura di promozione della lettura, soprattutto da parte delle giovani generazioni, quelle che frequentano più spesso Internet e possono trovare prodotti di qualità a prezzi più che accessibili.
«Un giornale è un giornale», insomma, su qualsiasi supporto lo si consumi, a partire dal prossimo anno, con l’entrata in vigore della Legge di stabilità, sempre che, ovviamente, la misura rimanga nel testo durante l’iter parlamentare del provvedimento, come si augura il mondo dell’editoria.

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