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L’Iva si detrae alla consegna dei beni

Cambia l’Iva per cassa. Ma il nuovo regime, così come modificato in sede di conversione del Dl 83/2012, almeno in base al testo a disposizione, potrebbe presentare profili di incompatibilità comunitaria nella parte in cui collega il diritto alla detrazione del cessionario-committente all’effettuazione dell’operazione, prescindendo dal pagamento della fattura. La presenza di questa incongruenza rischia di offuscare una misura che, invece, ampliando l’applicazione del regime agli operatori con fatturato fino a due milioni di euro, potrebbe risultare particolarmente utile per gli equilibri finanziari delle imprese.

Con un emendamento che verrà votato oggi dalla Camera, nel testo del decreto legge sviluppo è stata introdotta una modifica sulla cosiddetta Iva per cassa, ossia il particolare regime – introdotto dall’articolo 7 del Dl 185/2008 – che fino a oggi consente agli operatori con volume di affari non superiore a 200mila euro di posticipare il versamento dell’Iva all’erario al momento del pagamento della fattura da parte del cessionario, di modo che il contribuente non debba accollarsi l’onere finanziario dell’esborso anticipato dell’Iva nelle more del pagamento del proprio cliente. D’altra parte, a quest’ultimo, è preclusa la detrazione dell’imposta subita in rivalsa fintanto che non abbia provveduto a onorare il proprio debito di fornitura. In sostanza, dunque, il regime, in quanto incide sul momento in cui l’imposta diviene esigibile, si riflette sul diritto a detrazione, nel rispetto del paradigma – esplicitato dall’articolo 167 della direttiva 2006/112/CE – per cui la detrazione sorge quando l’imposta (detraibile) diventa esigibile.

L’emendamento rivede le regole. Il modello in questione è infatti rimodulato in conformità alle novità introdotte dalla direttiva fatturazione (direttiva 2010/45/UE, produttiva di effetti dal 1° gennaio 2013), per cui il diritto a detrazione di un soggetto passivo per il quale l’Iva diventa esigibile al momento dell’incasso del prezzo può essere posposto fino al pagamento al suo fornitore-prestatore dell’Iva relativa ai beni ceduti o servizi resi a detto soggetto passivo. E in effetti, nell’emendamento – invertendo gli attuali canoni di funzionamento del modello – è stabilito che per l’operatore nel regime per cassa l’esercizio del diritto alla detrazione dell’imposta relativa agli acquisti dei beni o dei servizi sorge al momento del pagamento dei relativi corrispettivi.

Ciò che, invece, stride con il dettato comunitario è il successivo passaggio della novella, in cui si dice che il diritto alla detrazione dell’imposta in capo al cessionario-committente sorge al momento di effettuazione dell’operazione, seppure il corrispettivo non sia stato ancora pagato. In altre parole, il diritto a detrazione viene collegato al parametro dell’effettuazione dell’operazione (per i beni mobili la consegna) e non dell’esigibilità, sicché c’è una lesione del principio di simmetria fra versamento e detrazione, in violazione dei principi Ue. Con il rischio di scoraggiare i successivi pagamenti. D’altra parte, nelle stesse note esplicative alla direttiva 2010/45/UE pubblicate dalla Commissione, è ben evidenziato come il regime per cassa possa essere implementato dagli Stati membri solo “bilanciando” l’opportunità di differire il versamento dell’Iva da parte del cedente-prestatore con la contestuale previsione del vincolo per l’acquirente-destinatario di esercitare il diritto di detrazione non prima del momento in cui l’imposta è dovuta dal fornitore-prestatore. In altre parole, come accade oggi, l’acquirente può detrarre solo previo pagamento.

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