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L’Iva promette un taglio agli obblighi e ai regimi speciali

Semplificare i regimi speciali di applicazione dell’Iva e introdurre l’opzione della tassazione di gruppo. Sono queste le due indicazioni che la legge delega di riforma fiscale dà al Governo per razionalizzare l’imposta sul valore aggiunto.
Altre misure puntano invece a contrastare l’evasione, che fa perdere all’Italia almeno 36 miliardi di gettito: nel 2011 le entrate Iva effettivamente incassate sono state di 98,5 miliardi, a fronte di un gettito teorico di 134,7 miliardi, secondo le indicazioni della Commissione europea. La ricetta suggerita dalla delega è quella di incentivare l’uso della fattura elettronica e la diffusione dell’inversione contabile (si veda l’articolo in basso).
Razionalizzare le agevolazioni sull’Iva è un obiettivo che va nella direzione di ridurre la frammentazione dell’imposta, nell’Unione europea, in 27 sistemi nazionali, tutti diversi. Oggi applicano un regime speciale le agenzie di viaggio e turismo, il settore dell’agricoltura e della pesca, le attività di agriturismo, l’editoria, gli spettacoli, le agenzie di vendita all’asta. Regole ad hoc sono previste anche per la cessione di beni usati, di oggetti d’arte, d’antiquariato e da collezione, oltre che per sali e tabacchi, fiammiferi, gestori di posti telefonici pubblici.
Non c’è nessuna traccia esplicita, invece, nella delega, di un intervento sulle aliquote dell’imposta, anche se la Commissione europea “spinge” da tempo sulla necessità di un’armonizzazione del prelievo nei vari Paesi, per evitare che le differenze di aliquota incidano sulla concorrenza e provochino distorsioni nel mercato interno. Addirittura, secondo le previsioni più ottimistiche di Bruxelles, un taglio del 50% delle differenze tra le strutture delle aliquote Iva degli Stati membri, potrebbe tradursi in un aumento del 9,8% degli scambi intra-Ue e in un aumento dell’1,1% del prodotto interno lordo reale.
L’Italia applica da anni, come valore adottato in via «transitoria» (ereditato dal passato), l’aliquota “super-ridotta” del 4%, mentre le regole comunitarie prevedono che le aliquote ridotte non siano inferiori al 5 per cento. In effetti, dopo l’ultimo aumento dell’Iva scattato il 1° ottobre scorso, che ha portato l’aliquota ordinaria al 22%, il Governo Letta aveva considerato l’ipotesi di una rimodulazione dei panieri, ovvero di una redistribuzione dei beni nel quadro delle tre aliquote del 4%, del 10% e del 22 per cento. Questa opzione deve fare i conti, però, con l’andamento del gettito.
Ad esempio, la proiezione sul 2013, come mostra il grafico a lato, evidenzia un calo potenziale di oltre 4 miliardi di gettito, derivante per lo più dalla contrazione dell’Iva sulle importazioni e dal calo dei consumi.
Nelle otto mozioni approvate dalla Camera il 12 febbraio, dedicate alle iniziative per armonizzare il sistema europeo sull’Iva, i deputati impegnano il Governo a introdurre un regime speciale a favore delle piccole imprese, prevedendo l’esenzione dal tributo per chi ha un fatturato annuo sotto una certa soglia, individuata in 65mila euro. Oggi questa chance è prevista solo per i contribuenti minimi, che hanno ricavi annuali sotto 30mila euro.
Un’altro invito al Governo contenuto nelle mozioni approvate a Montecitorio è quello di adottare il nuovo modello di dichiarazione Iva «standard» proposto dalla Commissione europea a ottobre 2013, con l’obiettivo di sostituire le dichiarazioni Iva nazionali. Questa semplificazione dovrebbe portare in dote alla Ue un taglio dei costi «di conformità» stimato in 15 miliardi di euro.
La previsione del regime della tassazione di gruppo allinea l’Italia ai principali Paesi europei: le operazioni fra le entità giuridiche autonome che formano un gruppo potranno essere registrate con una nota “commerciale” e non più con una fattura. Così si eviterà la doppia tassazione per i soggetti con attività finale esente.

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