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L’Iva per cassa al ricalcolo dell’acconto

L’appuntamento di fine anno con il pagamento dell’acconto Iva per l’ultimo periodo (mensile o trimestrale) rischia di diventare un problema per chi è già a corto di liquidità. Alla scadenza del 27 dicembre, termine ultimo per versare – senza rateazione – l’anticipo dell’imposta (la compensazione è ammessa, salva l’esistenza di debiti erariali non pagati di oltre 1.500 euro, scaduti e iscritti a ruolo), sono chiamati anche i contribuenti che entrano nella nuova Iva per cassa.
Per questi soggetti, infatti, non operano cause di esclusione che sono invece previste, fra l’altro, per gli operatori in regime di nuove iniziative (legge 388/2000), i produttori agricoli, gli esercenti attività spettacolistiche e le società sportive in regime forfettario (legge 398/1991). Sono esclusi dall’obbligo anche i «nuovi minimi» (articolo 27, commi 1 e 2, del Dl 98/2011), che, in effetti, operano al di fuori del campo applicativo dell’imposta, e così pure i soggetti in «regime contabile agevolato» (articolo 27, comma 3) che, pur essendo “normali” soggetti Iva, sono esclusi dal versamento dell’acconto.
L’adesione al nuovo regime
Ma proprio l’adesione al nuovo regime di cassa potrebbe rappresentare un’opportunità per evitare o, quantomeno, ridurre l’esborso a titolo d’acconto, il cui ammontare è pari, in via ordinaria e salvo che si ricorra a uno dei metodi alternativi di calcolo (si veda l’altro articolo in pagina), all’88% del versamento eseguito, o che doveva essere eseguito, per il corrispondente periodo dell’anno precedente (al lordo dell’eventuale acconto versato a dicembre 2011 e al netto della maggiorazione dell’1% per i contribuenti trimestrali; risoluzione 157/E/2004). Anche se del l’importo pagato si terrà conto in sede di liquidazione definitiva del mese o trimestre di riferimento, è bene esaminare tutte le possibilità offerte dalla normativa, per ottimizzare la gestione finanziaria.
Fra queste, dal primo dicembre, ricorrendone i presupposti (e nei modi fissati dal provvedimento 165764/2012 delle Entrate di mercoledì scorso), c’è anche la possibilità di scegliere la nuova «contabilità Iva di cassa» prevista dall’articolo 32-bis del Dl 83/2012 (le disposizioni di attuazione sono contenute nel decreto Mef dell’11 ottobre scorso). È vero, infatti, che, come nella precedente Iva per cassa prevista dall’articolo 7 del Dl 185/2008 (abrogata con l’entrata in vigore delle nuove disposizioni), anche nella nuova disciplina non sono previsti esoneri dal versamento dell’anticipo di fine anno, ma chi sceglie di aderire subito al cash accounting (anziché attendere il 2013), potrà beneficiare – già in sede d’acconto – del principale effetto della normativa, rappresentato dal differimento dell’esigibilità dell’imposta sulle operazioni attive (bilanciato dallo speculare rinvio della detrazione sugli acquisti).
I vantaggi sull’acconto
In particolare, ipotizzando che un contribuente (mensile ai fini Iva) aderisca all’Iva per cassa dal primo dicembre, alla scadenza prevista dovrà confrontarsi con le regole valide per tutti i soggetti tenuti a questo obbligo. Anziché versare l’acconto commisurandolo al debito di dicembre dell’anno scorso (metodo storico), è quindi immaginabile che l’operatore, considerate le caratteristiche della contabilità di cassa, si avvarrà della liquidazione Iva straordinaria al 20 dicembre (metodo analitico). Poiché questa liquidazione dovrebbe seguire il criterio di cassa, infatti, l’imposta a debito sarà solamente quella che si riferisce alle operazioni effettuate dal primo del mese (in base all’articolo 6 del decreto Iva), per le quali, entro il 20 dicembre, si sia verificata l’esigibilità e, dunque, sia stato incassato il corrispettivo (o parte di esso). Poiché, visti i tempi, si tratta di un’eventualità abbastanza improbabile, l’effetto potrebbe essere quello di ridurre (o addirittura azzerare) l’acconto. E ciò, anche se nella liquidazione, in base alle regole dell’Iva per cassa, potrà essere detratta solo l’Iva sugli acquisti per i quali siano stati pagati i fornitori (in quest’ottica, potrebbe essere rischioso ricorrere al metodo previsionale di stima degli esiti della liquidazione, non essendo possibile escludere, con certezza, che il cliente paghi entro l’anno, rendendo così esigibile un’imposta non computata in acconto).

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