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L’Iva iscritta a ruolo entro 4 anni

di Debora Alberici  

La Cassazione estende il regime dell'iscrizione a ruolo delle imposte dirette all'Iva. Infatti tale iscrizione deve avvenire entro il termine di decadenza di quattro anni. È quanto stabilito dalla Suprema corte che, con la sentenza n. 13929 del 24 giugno 2011, ha accolto il ricorso del contribuente. Il caso riguarda una Spa di romana che aveva ricevuto tre cartelle di pagamento Iva relative all'82, '86 e '89. Le aveva impugnate perché l'iscrizione a ruolo era avvenuta dopo quattro anni dalla data di entrata in funzione del Servizio centrale della riscossione. Ma la Ctp della Capitale aveva respinto il ricorso della società, almeno sul punto della tardiva iscrizione a ruolo. La Ctr aveva confermato il verdetto. A questo punto la Spa ha presentato ricorso in Cassazione e, questa volta, lo ha vinto in pieno. La sezione tributaria ha accolto il motivo di ricorso concernente la prescrizione dell'iscrizione a ruolo dell'Iva enunciando un nuovo principio di diritto secondo cui «in virtù del combinato disposto degli artt. 17, c. 1 del dpr n. 602/73 e 57, c. 1 del dpr n. 633/72, l'iscrizione a ruolo per l'Iva deve avere luogo, non già entro il termine decennale di prescrizione previsto dall'art. 2946 c.c., ma entro il termine di decadenza di quattro anni, ossia entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui cadeva il dies a quo, da individuarsi nella data di entrata in funzione del Servizio centrale della riscossione, avvenuta l'1/1/90». La soluzione adottata dagli Ermellini vale per tutto il contenzioso ancora in corso perché interpreta l'articolo 17 del dpr n. 602 del 1973, abrogato dal dl 156 del 2005. Conferma, però, una grossa apertura da parte della Corte verso un'assimilazione della disciplina Iva a quella delle imposte dirette. In proposito, si legge in un altro passaggio chiave della sentenza, «a seguito della nuova disciplina della riscossione dei tributi introdotta dal dpr n. 43/88 (che ha esteso il sistema della riscossione a mezzo ruoli oltre l'ambito delle imposte dirette) il disposto dell'art. 17, lett. c), in forza del quale le imposte, le maggiori imposte e le ritenute alla fonte liquidate sulla base degli accertamenti degli Uffici devono essere iscritte in ruoli resi esecutivi, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre dell'anno successivo a quello in cui l'accertamento è divenuto definitivo, si applica anche alle imposte diverse da quelle sul reddito e, segnatamente, anche all'Iva». Ma non è ancora tutto. Nel ricorso l'azienda aveva anche paventato una irragionevole disparità di trattamento fra contribuenti per il trattamento Iva da un lato, Irpef o Irpeg, dall'altro. I giudici del Palazzaccio hanno accolto in pieno questa tesi, chiarendo che con la soluzione data ha esteso in via interpretativa «il regime giuridico dell'iscrizione a ruolo delle imposte dirette anche dell'Iva», dando «una lettura costituzionalmente orientata della norma contenuta nell'articolo 17 del dpr 602 del 1973». Anche la procura generale aveva chiesto di accogliere il ricorso della società.
 

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