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L’Iva del futuro in cinque voci

Iva esigibile, Iva deducibile, importo netto di Iva (passivo o attivo), valore complessivo delle transazioni in ingresso e delle operazioni in uscita. Su queste cinque voci obbligatorie si baserà la dichiarazione Iva del futuro, con un unico standard per tutta l’Unione europea. Secondo i servizi della Commissione Ue, tra semplificazione amministrativa e agevolazione delle transazioni tra paesi dell’Ue, la dichiarazione unica significa un risparmio di 15 miliardi di euro l’anno per le imprese europee. La proposta di direttiva presentata ieri da Algirdas emeta, Commissario per la fiscalità e la lotta antifrode, prevede una dichiarazione Iva europea semplificata da compilare ogni mese (tre per le microimprese) che, una volta passato l’esame di Parlamento Ue e Consiglio, sostituirà quelle nazionali dal 1° gennaio 2017. Oltre le cinque voci già citate, gli stati membri potranno aggiungerne altre 21, per un totale di un massimo di 26 caselle, che però saranno standardizzate, con contenuti uguali per tutti con descrizione disponibile in tutte le lingue Ue. «Chiunque sia capace di riempire una dichiarazione Iva in un paese europeo potrà anche capire quella di un altro stato Ue», assicurano a Bruxelles. Ventisei caselle non è cifra eccessiva, se 39 è il numero di caselle che in media un’azienda europea deve riempire. In Francia siamo a 43, in Germania a 45, in Irlanda a 6, in Ungheria a 99 e l’Italia supera di gran lunga la media con 586 voci. «Regole più semplici», ha ricordato emeta, «sono più facili da osservare e da applicare e c’è una chiara correlazione tra regimi fiscali complicati e livelli più bassi di adempimenti fiscali». Tra le 21 voci supplementari che gli stati membri potranno richiedere ci sono informazioni per le transazioni tra paesi diversi, come il differenziale tra le aliquote o dettagli sugli affari condotti oltrefrontiera; l’imposta e il valore totale, al netto dell’Iva, delle cessioni di beni e servizi; l’importo totale delle prestazioni di servizi diversi dai servizi che sono esenti da Iva nello stato membro in cui l’operazione è imponibile; l’imposta sugli acquisti intracomunitari di beni nonché operazioni assimilate; le cessioni di beni o servizi ricevuti per i quali il beneficiario è tenuto a versare l’Iva.

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